5 luglio 2006
Con il decreto del Ministro del sviluppo Bersani si è di fatto andati a rivedere e riformare alcune attribuzioni ordinistiche.
L’individuazione delle tariffe minime in veterinaria discende dalla previsione contenuta nel codice deontologico e non già da una norma di legge; ogni Ordine Provinciale approva nei tempi e nei modi che crede un proprio tariffario dei minimi. E’ stato recentemente trasmessa al Consiglio Superiore di Sanità una ipotesi di tariffario dei minimi e dei massimi (questa è la vera rivoluzione) assentito dal Ministero della Salute che, alla luce del decreto sulla competitività non vedrà la luce.
Siamo ben consci che il rispetto del tariffario dei minimi da solo, nulla garantisce in termini di qualità ed appropriatezza delle prestazioni, ma siamo altrettanto certi che, con la sua abolizione verrà meno una condizione di controllo e verifica della prestazione.
Una sutura non può costare meno del prezzo del filo utilizzato.
Riteniamo che i tariffari, unitamente alle norme di accesso alla professione (esame di stato, praticantato), alla verifica delle buone pratiche veterinarie, all’esercizio del potere disciplinare, al controllo della pubblicità sanitaria, tutte queste cose insieme concorrano a perseguire la qualità delle prestazioni professionali.
Questo dice una professione che conta 14 facoltà di medicina veterinaria (il 20% delle facoltà europee), oltre 1000 laureati/anno, il 99,9% di idonei all’esame di Stato e le tariffe più basse d’Europa. Altro che privilegi corporativi e rendite di posizione.
Società professionali ed interprofessionali?
Perché no, purché disciplinate , stante che le norme del codice civile mal si adattano a regolamentare questo tipo di attività. Società di capitale? Purché il capitale e le sue logiche sia minoritario e la professione non gli sia asservita.
Inaccettabile la relazione prezzo-risultato in sanità.
Sulla pubblicità sanitaria non rimpiangeremo la 175/92, ma dovremo riscrivere nuove regole che abbiano l’effetto di assicurare la correttezza delle informazioni (no alla pubblicità comparativa).
La professione veterinaria non ha alcun timore di modificare le proprie regole; lo farà presto riscrivendo il proprio codice deontologico (cosa annunciata ben prima del decreto Bersani); l’importante è che veniamo riconosciuti nel nostro ruolo e vengano comprese le nostre attribuzioni.
Gli ordini sono uno strumento di tutela dei cittadini prima che delle professioni.