“Lo stralcio della legge di iniziativa popolare (ddl 3277) deciso dal presidente della II commissione della Camera appare un atto di grave sottovalutazione delle esigenze e delle richieste avanzate da circa 80 mila professionisti che hanno firmato quella legge”. Così ha commentato Pietro Antonio De Paola, coordinatore del Comitato promotore della legge in oggetto.
“E’ grave che la II Commissione della Camera sottovaluti la legge di iniziativa popolare di riforma delle professioni sottoscritta da circa 80mila professionisti”: queste le parole del Presidente del Comitato promotore per la presentazione della Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “Riforma dell’ordinamento della professioni intellettuali” (G.U. n° 68 del 22 marzo 2007)
“Lo stralcio della legge di iniziativa popolare (ddl 3277) deciso dal presidente della II commissione della Camera appare un atto di grave sottovalutazione delle esigenze e delle richieste avanzate da circa 80 mila professionisti che hanno firmato quella legge”. Così ha commentato Pietro Antonio De Paola, coordinatore del Comitato promotore della legge in oggetto, la decisione del presidente Pino Pisicchio della II Commissione della Camera dei Deputati di non modificare il testo base alla luce delle norme contenute nella legge di iniziativa popolare, n. 3277, all’esame della stessa commissione.
“Apprendo con sconcerto – continua De Paola - che secondo l’on. Pisicchio e nonostante il parere contrario di alcuni deputati non ci sarebbero i margini per un esame congiunto della proposta di legge di iniziativa popolare in quanto quest’ultima, come dice lo stesso Pisicchio, non conterrebbe alcun “elemento di novità” rispetto al testo base assunto dalla II insieme alla X Commissione”.
“Eppure” aggiunge De Paola “mi sembra opportuno ricordare che nel testo base non esiste alcuna distinzione, per esempio, tra l’attività imprenditoriale e quella professionale, esiste la possibilità di delegare al governo, senza alcun parere vincolante da parte degli ordini, di accorparne alcuni, senza parlare poi delle norme sulle attività riservate che fanno piazza pulita di una serie di prerogative che garantiscono la qualità e l’indipendenza dei professionisti. Elementi questi, ma ce ne sarebbero anche altri relativi agli studi professionali o alle professioni non regolamentate e alle questioni societarie, che mi paiono sostanziali e che hanno spinto i professionisti a presentare una propria legge e che però ora si vorrebbe ignorare». L’auspicio del coordinatore del Comitato promotore è comunque «di non far cadere nel nulla la proposta dei professionisti consentendo un iter parlamentare rispettoso dei principi democratici e delle esigenze di tutti i cittadini”.
Il presidente della FNOVI Gaetano Penocchio ha cosi commentato: "la prestazione del professionista è profondamente diversa da quella di un imprenditore e da quella di tutti gli altri lavoratori, in quanto unica, proprio perché in essa prevale l’elemento della conoscenza sull’elemento dell’organizzazione. Tale elemento è il bene primario che deve essere la condizione per riconoscere una professione come intellettuale: su questi principi le professioni intellettuali fonderanno le loro azioni politiche continuando il percorso già tracciato nel pdl di iniziativa popolare".