
Indire una gara di “appalto per forniture di servizi” sembra essere diventato lo strumento contrattuale utilizzato sempre più frequentemente sul territorio nazionale, anche quando oggetto del contratto non sono generici servizi ma prestazioni professionali medico veterinarie.
Indire una gara di “appalto per forniture di servizi” sembra essere diventato lo strumento contrattuale utilizzato sempre più frequentemente sul territorio nazionale, anche quando oggetto del contratto non sono generici servizi ma prestazioni professionali medico veterinarie.
Il meccanismo è presto spiegato. A fronte della necessità di esternalizzare una attività istituzionale quale la sterilizzazione degli animali randagi, valutata la possibilità di acquisire in economia i servizi e le forniture di cui si necessita, gli organismi pubblici committenti adottano delibere con le quali viene deciso di affidare ai contenuti di “capitolati d’appalto” l’esplicitazione di condizioni contrattuali che nulla prevedono in materia di “protocollo operativo” e/o standard e qualità della prestazione sanitaria richiesta, rinviando invece a una mera gara al ribasso dei costi i parametri sui quali fondare i criteri per l’aggiudicazione.
Nessun accenno si registra invece all’accordo collettivo nazionale per la disciplina del rapporto di lavoro dei medici specialisti ambulatoriali interni, i medici veterinari e le altre professionalità sanitarie convenzionate, accordo che dal dicembre 2005 è intervenuto a regolamentare i molteplici rapporti libero professionali dei medici veterinari impegnati nella sanità pubblica veterinaria delle ASL e degli altri organismi pubblici.
Ma ove anche vi fossero problemi che non rendessero immediatamente applicabile l’Accordo collettivo nazionale, dovrebbe essere senz’altro noto alle Aziende sanitarie che, pur in assenza di una tariffa minima inderogabile, anche la legge Bersani esplicitamente ha escluso queste prestazioni dalla previsione normativa delle “liberalizzazioni” prevedendo che, per le stesse, sono “fatte salve le disposizioni riguardanti l'esercizio delle professioni reso nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in rapporto convenzionale con lo stesso” e che pertanto le tariffe applicabile non potrebbero che essere ricomprese nel range indicato dalla FNOVI nel proprio “Studio indicativo in materia di compensi professionali del medico veterinario”.
“L’attenzione degli Ordini dovrebbe in queste circostanze dirigersi nei confronti dei “committenti” al fine di indurli ad una significativa inversione di rotta che renda le esigenze operative delle ASL, connesse all’esternalizzazione del piano di sterilizzazione degli animali randagi, conformi con le indicazioni nazionali e regionali che regolamentano i rapporti tra SSN e medici veterinari convenzionati, o comunque le riconducano in un ambito di legittimità”, ha dichiarato il Presidente Gaetano Penocchio.
“Non deve poi dimenticarsi – ha aggiunto – che i colleghi non dovrebbero mai perdere di vista l’importanza di improntare i loro comportamenti ispirandosi alla scienza, alla coscienza, al rispetto dei dettati deontologici che impongono loro di agire tutelando il prestigio e il decoro della professione; medici veterinari, e le Aziende sanitarie dovrebbero avere cura di garantire l’erogazione di servizi professionali di qualità”.