
Se l'intento del consigliere Regionale sardo Bardanzellu era solo quello di provocare ha certamente raggiunto l'obiettivo.
Nella foga di risolvere il problema dei cani randagi, aveva suggerito in un primo momento di "incenerirli", correggendosi poi e proponendo in alternativa l' "iniezione letale" per i cani detenuti nel "fazzoletto di terra".
Tali affermazioni, seppur connotate da un triste semplicismo populista, hanno certamente provocato indignazione e non solo di chi ha "le unghie dipinte" ma di tutti coloro che conoscono le normative in vigore sul territorio nazionale, Sardegna inclusa.
Ancora una volta assistiamo alle esternazioni di amministratori che non prevedono in alcun modo una qualsiasi loro responsabilità della situazione odierna del randagismo come se i 700 cani del canile fossero apparsi da un giorno con l'altro: il Consigliere Regionale forse non ricorda che la Legge a tutela del randagismo ha quasi vent'anni e che se fosse applicata, sin dagli inizi, nella sua interezza (sterilizzazione dei cani ) quelli presenti oggi nei canili non sarebbero mai nati.
Non sappiamo perchè parli di "perbenismo e buonismo", e neppure interessa più di tanto in realtà.
E' interessante notare che ancora una volta assistiamo alla deprecabile abitudine di voler far apparire in contrasto la tutela della persona con quella degli animali: la legge li tutela entrambi.
Sembra poco informato il membro del Consiglio Regionale Sardo e anche a corto di motivazioni, confonde i cani vaganti con quelli detenuti in un canile peraltro definito come "un piccolo spazio maleodorante con altri settecento cani".
Come spesso è accaduto e continua ad accadere, invece che verificare la puntuale applicazione della norma e porre rimedio alle situazioni critiche con gli strumenti a loro disposizione, risulta più facile ai pubblici amministratori fare dichiarazioni altisonanti di scarsa se non nulla utilità.