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Api in aumento in Europa

17/09/2010
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I dati relativi all’anno 2008 provengono dalla EU Commission DG AGRI C4. In particolare il Reg. UE 917/2004 della Commissione stabilisce le disposizioni necessarie per l’attuazione dei programmi apicoli nazionali previsti dal Reg. 1234/2007.
Il finanziamento comunitario di questi programmi avviene sulla base del patrimonio apistico di ciascuno Stato membro. Dalle comunicazione degli Stati membri risulta che ci sono stati cambiamenti nel numero degli alveari. In particolare gli alveari sono diminuiti (in rosso) in Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Estonia, Francia, Italia, Cipro, Lussemburgo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia. Aumentati (in blu) in Belgio, Grecia, Spagna, Irlanda, Lettonia, Lituania, Malta, Austria, Polonia, Portogallo, Romania. Sono stazionari (in giallo) in Danimarca, Ungheria, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.

In Italia il numero degli alveari è aumentato nel 2008 di 57.133 alveari (ossia un aumento del 4,94%) per poi perderne 29.297 nel 2010 (ossia una perdita del 2,6%).Il dato non rileva la mortalità  del 50-70% degli alveari denunciata dalle Associazioni di categoria nel 2007-2008 e sulla quale è scattata la sospensione cautelativa dell’autorizzazione di impiego per la concia delle sementi dei prodotti fitosanitari contenenti neo-nicotinoidi (prorogata sino al 20 settembre 2010) ed il progetto APENET “Rete di monitoraggio per la valutazione dello stato di salute delle api”.
La domanda che viene logico farsi è come mai gli organi ufficiali deputati alla raccolta dei dati relativi alla consistenza del patrimonio zootecnico italiano e alla rilevazione delle morie degli animali, gli stessi che forniscono i dati alla Unione Europea, le uussll, non abbiano rilevato alcuna diminuzione della consistenza degli alveari in quel periodo.
Da quali fonti il Ministro Zaia abbia attinto per destinare quasi 7 milioni di euro all’apicoltura non ci è dato di capirlo. Un controllo incrociato tra i Ministeri prima di destinare tanto denaro utile ad accertare una problematica prettamente sanitaria, avrebbe messo nelle condizioni il MIPAAF di verificare che non era stata segnalata alcuna ingente moria di api.
Le api non possono esser morte per il Ministero dell’Agricoltura Italiano e vive per la Comunità Europea nello stesso istante!
I Ministeri della Salute, dell’Agricoltura e dell’Ambiente devono collaborare per migliorare lo stato di conoscenza del settore e per capirne e risolverne le problematiche, ognuno per le sue competenze.
Sicuramente gli allevatori hanno delle responsabilità e dei doveri cui non possono sottrarsi e nessun ministero deve permettere siano elusi: la registrazione aziendale, la denuncia annuale degli alveari, la segnalazione dei casi di malattia o morte degli alveari, alle autorità sanitarie competenti.
Auguriamoci che l’entrata in vigore dell’Anagrafe Apistica Nazionale, voluta proprio dal Ministero della Salute, porti un pò d’ordine e credibilità.
Le api adesso ci sono ed i finanziamenti della Comunità europea per i programmi apicoli italiani per i trienni 2010- 2013 arriveranno.
E’ evidente che se si vuole sapere dove e come verranno impiegati è necessario affidare il controllo di filiera anagrafico alla stessa figura deputata a quello di epidemiosorveglianza e farmacosorveglianza ossia il veterinario della ASL. Ed è altrettanto evidente che se si vuole sapere dove e quali patologie colpiscono gli alveari è ai veterinari in apicoltura che ci si deve rivolgere visto che i dati forniti dagli apicoltori non sembrano supportati da un’analisi imparziale della situazione.

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi

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