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“Il dato chi lo ha dato?” A chi, dove e quando muoiono le api

02/11/2010
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La Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo ha lanciato l’allarme approvando il 27 ottobre un rapporto di iniziativa a cura di Paolo de Castro (PD) che mette l’accento  sull’allarmante situazione dell’apicoltura, proponendo misure per contrastare il declino delle api europee.
Il rapporto scrive “I deputati invocano un piano di azione che includa pratiche di coltivazione attente all’impollinazione e chiedono più finanziamenti per combattere l’aumento di mortalità delle api e sostenere il comparto apicoltura. I veterinari europei dovrebbero iniziare ad occuparsi anche delle malattie delle api e delle medicine necessarie”.

Il Deputato popolare Alojz  Peterie, ex presidente dell’Associazione Slovena di apicoltura e lui stesso apicoltore esperto afferma: ” Non bastano i farmaci, quello di cui abbiamo davvero bisogno è di diminuire l’uso dei pesticidi. Il comparto agricolo dovrebbe farne un uso più responsabile e divenire il maggior alleato degli apicoltori”.
Il rapporto di Paolo de Castro necessita di una riflessione: ma a chi sono morte, dove e quando l’80 % delle api europee?  In definitiva il  “dato chi lo ha dato”?  E in Italia? Sono morti 902.268 alveari? Quando? Dove? A chi?
La CE ha approvato programmi nazionali per i 27 Stati membri, per migliorare la produzione e la commercializzazione dei prodotti dell’apicoltura, che prevedono un finanziamento complessivo di 32 milioni di euro  annui dal 2011 al 2013. L’Italia, con 1.127.836 alveari, riceverà dalla U.E. 3.080.635 euro che dovrà cofinanziare al 50%, pertanto  all’apicoltura italiana saranno destinati  7.866.258 euro.
Esiste in Italia un’organizzazione sanitaria che si chiama Sistema Sanitario Nazionale che tramite le ASL  territoriali è l’unica istituzione atta a  ricevere segnalazione di moria di tutti gli animali zootecnici, l’unica competente per  svolgere indagini  utili ad  identificare le cause di morte e nel  momento in cui queste avvengono sul territorio.  L’Agricoltura, per stanziare fondi ad un settore che patisca una mortalità di animali da cause sconosciute, soprattutto quando la mortalità è così ingente,  non può non appellarsi  alla regola che prevede  l’accertamento ufficiale  dell’evento, l’individuazione del proprietario, il luogo dove la moria è avvenuta, la data e l’ora, la quantificazione del danno, cui dovrà far seguito  l’indagine immediata sulle cause ( prelievo di campioni da inviare agli IIZZSS ed al Centro di Referenza e ai Centri di Ricerca) e l’individuazione delle  eventuali  responsabilità. Questo avviene per tutte le specie animali d’interesse zootecnico, per tutti gli allevatori, in ogni parte d’Italia e funziona.
E’ indispensabile intanto rendere operativo quanto prima  il Decreto sull’Anagrafe Apistica  che preveda che  nella denuncia annuale di possesso degli alveari effettuata da ogni apicoltore,  sia dichiarato il numero  di alveari invernati,  la quota di rimonta  e  la mortalità subita nell’arco del’anno. Sarà più chiaro a tutti cosa sta succedendo alle nostre api.
I veterinari possono fare molto per l’apicoltura, basta riportare il sistema a regime.

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi

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