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La liberalizzazione delle professioni non vale per la sanità

Manovra economica
15/07/2011
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Esclusi gli operatori della sanità dalla liberalizzazione delle professioni inserita nella Manovra, anche se il processo di revisione non è decaduto del tutto, ma solo rimandato all'iter di riforma già avviato in Parlamento. L'ipotesi era contenuta nell'articolo 39 bis, bocciato poi nella tarda serata di mercoledì a seguito della protesta degli Ordini - medici, farmacisti e veterinari avevano inviato una dura lettera al premier - e di 22 senatori.
Risultato: la nuova riformulazione (l'emendamento 29.1000) restringe la liberalizzazione alle sole professioni che non devono sostenere esami di stato per l'abilitazione, escludendo, di fatto, i sanitari, e rimanda al Governo il compito di presentare una proposta alle singole categorie, con la clausola che, se non si arriva a una nuova regolamentazione entro otto mesi dall'entrata in vigore della Manovra, vigeranno le disposizioni in materia di libero esercizio. 

Una notizia che il mondo medico accoglie con soddisfazione, anche perché il provvedimento, come si legge nella lettera di Fnomceo, Fofi e Fnovi, avrebbe minato «i presupposti alla base dell'ordinamento professionale», mettendo a rischio l'esistenza stessa degli ordini. Tra i punti contestati il primo comma, secondo cui «l'accesso alle professioni e il loro esercizio si basano sul principio di libertà d'impresa».
Un principio in nome del quale, infatti, come si legge nell'emendamento poi ritirato, sarebbero state abrogate la limitazione del numero di persone titolate all'esercizio della professione, l'attribuzione di licenze e autorizzazioni «solo dove ce ne sia bisogno secondo l'autorità amministrativa», il divieto di esercizio della professione al di fuori di una determinata area geografica e l'abilitazione a esercitarla solo all'interno di una certa zona. Tra gli altri contenuti c'era anche l'eliminazione dell'imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi, del divieto di esercizio in più sedi, della limitazione dell'esercizio di una certa attività ad alcune categorie professionali e dell'imposizione di prezzi minimi (fonte Doctor33).
 

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi

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