
La pubblicazione delle ordinanze del Tar Lazio è l'episodio più recente della ridda di documenti, atti e lettere in tema di amputazioni. La Fnovi già nel 2009 aveva definito inaccettabili le mutilazioni.
Ad oggi il parere non è ovviamente mutato ed è rafforzato dalla piena entrata in vigore, senza alcuna deroga che sarebbe stata possibile al momento della Ratifica ma non dopo, della Convenzione di Strasburgo: le amputazioni sono proibite e chi le effettua commette un reato penale.
I medici veterinari italiani - in questi mesi invocati come non mai in precedenza - sono gli unici che, in scienza e coscienza, possono effettuare gli interventi elencati nell'articolo 10 della Convenzione di Strasburgo, certificandone la necessità nell'interesse della salute dell'animale.
Per una volta la norma di legge è chiara e semplice, come del resto lo è anche il Codice deontologico e in tema di mutilazioni la norma di legge e il codice della professione medico veterinaria coincidono, perseguendo esattamente lo stesso obiettivo: la tutela degli animali, della loro salute e del loro benessere.
Se però sulle mutilazioni le ordinanze del TAR non avranno alcun effetto, non va dimenticato che l'Ordinanza del Ministero della Salute di marzo 2011 dava continuità anche al percorso verso il possesso consapevole - tramite i corsi per i proprietari di cani - istituiva le misure per il controllo e la gestione dei cani problematici e morsicatori.
E' un vero peccato che ora i sindaci siano costretti a produrre altre ordinanze per istituire i corsi volontari per i proprietari e oltre a quelli obbligatori in caso di morsicature.
La pubblicazione delle ordinanze del Tar Lazio è l'episodio più recente della ridda di documenti, atti e lettere in tema di amputazioni.
La Fnovi, interpellata dal Ministero della Salute a novembre 2009, aveva prodotto un parere nel quale, in armonia con quanto previsto dal Codice deontologico, dichiarava che "Le amputazioni sono interventi che comportano - ad ogni età, cuccioli compresi - dolore intra e post operatorio e possono esitare in patologie croniche altamente penalizzanti per la vita dell'animale, in modo particolare nel caso delle code e delle unghie dei gatti" manifestando "la sua approvazione al divieto di amputazioni di parti anatomiche degli animali da affezione per ragioni estetiche e quindi non finalizzate al rispetto del benessere degli animali" Ad oggi il parere non è ovviamente mutato ed è rafforzato dalla piena entrata in vigore, senza alcuna deroga che sarebbe stata possibile al momento della Ratifica ma non dopo, della Convenzione di Strasburgo: le amputazioni sono proibite e chi le effettua commette un reato penale.
I medici veterinari italiani - in questi mesi invocati come non mai in precedenza - sono gli unici che, in scienza e coscienza, possono effettuare gli interventi elencati nell'articolo 10 della Convenzione di Strasburgo, certificandone la necessità nell'interesse della salute dell'animale.
Per una volta la norma di legge è chiara e semplice, come del resto lo è anche il Codice deontologico e in tema di mutilazioni la norma di legge e il codice della professione medico veterinaria coincidono, perseguendo esattamente lo stesso obiettivo: la tutela degli animali, della loro salute e del loro benessere. Se però sulle mutilazioni le ordinanze del TAR non avranno alcun effetto, non va dimenticato che l'Ordinanza del Ministero della Salute di marzo 2011 dava continuità anche al percorso verso il possesso consapevole - tramite i corsi per i proprietari di cani - istituiva le misure per il controllo e la gestione dei cani problematici e morsicatori.
Tutte attività che, per quanto in modo difforme sul territorio, non solo avevano visto l'impegno delle istituzioni locali, dei medici veterinari, del SSN e delle associazioni ma anche e soprattutto grande partecipazione di cittadini.
E' un vero peccato che ora i sindaci siano costretti a produrre altre ordinanze per istituire i corsi volontari per i proprietari e oltre a quelli obbligatori in caso di morsicature.
In attesa dell'emanazione di una legge nazionale che comprendesse e disciplinasse la complessa materia sugli animali da compagnia, l'ordinanza aveva avuto il merito di attivare un sistema virtuoso di collaborazione fra molti stakeholder che ora rischia di andare perso.