
Come si misura il benessere di un animale nel suo allevamento? Dalla bontà dei prodotti che ne derivano (carne, latte, uova) o dalle sue condizioni psico-fisiche? E’ su queste visioni che si gioca il confronto-scontro tra il Ministero delle Politiche Agricole ed il Ministero della Salute. Il primo ritiene siano necessari solo i parametri produttivi, tra cui la qualità e la quantità degli alimenti. Più ad ampio raggio, invece, la convinzione del Ministero, che consegna alla medicina veterinaria il compito più difficile: certificare il benessere e la salute psicofisica della mandria, ormai questione fondante, dirimente e complementare alla sfera produttiva.
La FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), infatti, ritiene l'adozione di misure ambientali un’occasione irripetibile per l'avvio di un processo virtuoso che porti alla crescita della qualità delle aziende e degli allevatori con il contributo insostituibile dei veterinari e dei tecnici del comparto zootecnico.
Il medico veterinario è a tutti gli effetti il fulcro di queste condizioni, pertanto, in un’ottica di formazione continua che per FNOVI è prioritaria, dovrà essere preparato a valutare correttamente i requisiti di benessere e di biosicurezza previsti dalla normativa e dalle più recenti affermazioni della ricerca in campo, attraverso l’utilizzo di sistemi codificati fondati sull’analisi scientifica del rischio.
Per lungo tempo ha trionfato il pensiero che bastasse l’adattamento dell’animale all’ambiente circostante per garantire la sua vivibilità e la massima resa per il produttore: una stalla pulita o un bel pascolo verde, per esempio, erano visti come sinonimo di salute. La risposta dell’animale, invece, deve essere valutata secondo criteri scientifici e saranno questi indici a dire se si adatta o meno alla realtà in cui è inserito.
Non è raro che in un pascolo si nascondano predatori pericolosi oppure un terreno sapido: per questo entra in gioco una valutazione a 360 gradi della sostenibilità dell’allevamento, non più incentrato soltanto sugli aspetti economici. Certo, e non va dimenticato, se l’animale vive in condizioni ottimali ciò incide in positivo sul reddito dell’allevatore, ma il benessere della mandria non è più una condizione marginale, come è stato dagli anni ’70 agli anni ’90, complice anche un impianto normativo inadeguato. E il consumatore europeo considera ormai la qualità sanitaria dei prodotti alimentari come un dato acquisito e rivolge la propria attenzione verso la qualità etica, che deve essere comunicata con una strategia di marketing e la garanzia che professionisti del campo, come i medici veterinari, seguano passo per passo la filiera alimentare.