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Medico veterinario condannato al risarcimento del danno per appurata negligenza

04/09/2014
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Una recente sentenza della Corte di Cassazione (sezione III, sentenza del 23 luglio 2014, n.16769) ha ravvisato la responsabilità del veterinario la cui negligenza era consistita - sulla scorta delle risultanze istruttorie emerse – nell’aver erroneamente diagnosticato in un cane una puntura di calabrone anziché un morso di vipera, e nell’aver conseguentemente trascurato di adottare tutte le cautele che si imponevano per tentare di salvare l’animale da questo ben più grave evento (potenzialmente, ma non necessariamente, letale).

La Corte ha contestato al sanitario il non aver tenuto l’animale in debita osservazione per assicurargli le cure necessarie ad evitargli la morte. Per il giudici in ermellino la descritta condotta avrebbe reso evidente che l’animale, “anziché riprendersi come avrebbe dovuto se fosse stato semplicemente punto da un calabrone, si aggravava sino a giungere, in poche ore, allo stato di coma”.
Il ricorso del professionista – condannato in appello a pagare ai fini risarcitori l'importo di 2.000,00 Euro - era basato sull’erronea affermazione della sussistenza di nesso causale tra il comportamento adottato e la morte dell’animale ma la Corte ha ritenuto i motivi così proposti inammissibili ed ha rigettato il ricorso condannando il sanitario al pagamento delle spese del giudizio.
 

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi

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