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L’offesa su Facebook è «a mezzo stampa»

Articolo del Sole24ore
10/06/2015
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Pubblichiamo il commento di Alessandro Galimberti sulla sentenza della Cassazione 24431/15 depositata lo scorso 8 giugno. "Offendere una persona scrivendo un “post” sulla sua bacheca di Facebook integra il reato di diffamazione aggravata, esattamente come se l’offesa venisse portata dalle colonne di un giornale. Con una decisione in realtà attivata su un caso di conflitto negativo di competenza, la Prima penale della Cassazione  torna sul tema caldissimo della natura “penalistica” dei social network. Il meccanismo delle amicizie “a catena” di Facebook, in sostanza, ha potenzialmente la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone e, pertanto, di amplificare l’offesa in ambiti sociali allargati e concentrici.

Paradossalmente, mentre il Parlamento sta faticosamente cercando di eliminare il carcere per la diffamazione a mezzo stampa, la Cassazione equipara 25 milioni di blogger e social media follower a...giornalisti."

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Fonte: 
Ufficio Stampa

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