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Considerazioni della Fnovi sui dati pubblicati dall'International Agency for Research on Cancer

Consumo di carni rosse
03/11/2015
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In merito ai contenuti delle dichiarazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), questa Federazione ha già avuto modo di esprimersi, in relazione all’esistenza del prezzo nascosto delle produzioni zootecniche generato da diversi fattori. Tra questi, oltre al prezzo ambientale, a quello della salute e del benessere animale, a quello occupazionale e a quello dell’illegalità, esiste anche quello della quantità di proteine di origine animale assunte nelle diete dei paesi ricchi. I risultati pubblicati dall'International Agency for Research on Cancer (Iarc) dell'Oms mettono infatti in risalto l’associazione tra consumo di carne rossa e maggior rischio di insorgenza del cancro, principalmente per il tumore del colon-retto.

In merito, tuttavia, questa Federazione:
-  evidenzia come la relazione dell’OMS ha preso come campione insaccati lavorati contenenti sostanze e prodotti per la conservazione o per il fissaggio di gusto e sapidità non presenti nell’UE e, soprattutto, in Italia. L’analisi, infatti, è stata svolta interamente su prodotti provenienti dalle Americhe, realtà che non gode degli standard di controllo qualità presenti in Europa, tra i più elevati e scrupolosi al mondo; 
-  osserva che lo studio epidemiolgico a cui fa riferimento l'Oms confronta 800 studi precedenti, con diete, popolazioni e etnie diverse. Questo studio ci dice che le carni lavorate, conservate con metodi prolungati, con la fermentazione, l'affumicatura, e anche alcune tipologie di salumi, sono pericolose perché possono avere componenti tossici. Ma la nostra salumeria ricorre poco a questo tipo di trattamenti. Sono dunque sotto accusa i trattamenti tecnologici spinti: i wurstel o i salami di cui non si vede la grana. Questi non appartengono alle nostre produzioni nazionali e non fanno parte delle nostre abitudini alimentari (*);
-  sottoscrive le dichiarazioni del Ministero della Salute e della stessa Commissione europea laddove invitano sia alla prudenza che ad evitare allarmismi. Per l’Italia in particolare è bene sottolineare come il rapporto si riferisca a consumi di carni rosse lavorate e tempi di esposizione non tipici del nostro Paese. Nel nostro Paese si consuma la metà della carne di tedeschi o nord americani;
- atteso che il consumo eccessivo di carni rosse, naturali o lavorate che siano, è nocivo; una corretta etichettatura per tutti i prodotti a base di carne deve identificare il Paese dove l’animale è stato allevato e quello in cui è stato macellato e lavorato. La trasparenza sull’intera filiera, unitamente ai controlli e ai protocolli già efficienti nell’UE, è quindi l’unica forma di tutela possibile per il consumatore;
-  nella convinzione che sia necessaria una rivisitazione del concetto di alimentazione umana, e di conseguenza dei paradigmi allevatoriali e produttivi, ha aderito alla Carta di Milano. 
Sarà impegno di questa Federazione apportare il contributo di idee e proposte della professione medico veterinaria, utili a declinare le azioni necessarie all’applicazione dei suggerimenti di EXPO e dei principi della Carta di Milano al fine di accrescere la consapevolezza del consumatore verso una dieta sana anche perché bilanciata e compatibile con produzioni zootecniche libere da qualsiasi prezzo nascosto.


(*) Maria Caramelli ZS Piemonte e Liguria

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi

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