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FNOVI su abbandono dei cani: “Rischi per la salute e costi per il sistema”

03/08/2016
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Nei mesi di luglio e agosto, ormai tradizionalmente richiamato dai media si parla di Randagismo. Un fenomeno complesso, governato in modo non professionale in molte realtà italiane, con un forte impatto sulla comunità, non solo dal punto di vista etico: secondo le stime della FNOVI, è di 1.500 euro all’anno la spesa per ciascun esemplare abbandonato che grava sul sistema, oltre alla crescita del fenomeno del randagismo.
E' arrivato il momento di cercare risposte sostenibili etiche e scientificamente valide.

Aumento degli ingressi nei canili sanitari e crescita degli esemplari vaganti: sono queste le dirette conseguenze dell’abbandono dei cani.
La Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani (FNOVI), da anni in prima linea per combattere il problema, chiede l’impegno congiunto di istituzioni, cittadini e professionisti.
“L’abbandono dell’animale – spiega il Presidente della FNOVI, Gaetano Penocchio – e il suo ricovero in un canile sanitario hanno un forte impatto sulla comunità. Oltre alle conseguenze sulla salute e sulla vita del cane abbandonato, esistono dei rischi per le persone, legati alla possibilità di contrarre malattie infettive o infestive dagli animali vaganti oltre a possibili attacchi a persone e ad altri animali. E’ opportuno ricordare che un cane randagio, se non sterilizzato, provoca l’aumento del fenomeno stesso. Per comprendere la potenzialità di riproduzione di cani non sterilizzati e liberi di accoppiarsi basta fare un calcolo matematico: un cane femmina partorisce in media 6 cuccioli di cui in media 3 femmine, se si calcola quindi il numero di nuovi nati ogni anno dalle femmine delle generazioni successive si comprende come da un solo cane femmina per ogni parto nel giro di pochi anni si arrivi, da parte della discendenza femminile,  alla “produzione” di 486 cuccioli”.
La questione economica: “Ci sono dei costi che le strutture abilitate devono sostenere  e che si ripercuotono sulle casse pubbliche. Il solo ricovero in un canile, escludendo operazioni di cattura e assistenza, costa circa 1.500 euro all’anno per esemplare, con una media di 4 euro al giorno, tale cifra può variare dai 2,5 a 6,5 euro a seconda della tipologia di ricovero e a volte le condizioni sono al limite della sopravvivenza e sicuramente non adeguate al benessere dei cani”.
Tante e spesso invalidanti le conseguenze sull’animale: “Essere abbandonato e entrare in un canile - prosegue il Presidente FNOVI - sono esperienze traumatiche e stressanti per il cane e possono provocare l'insorgenza di ulteriori alterazioni del suo comportamento che spesso rendono difficile il suo ricollocamento in un nuovo contesto familiare”.
Sono necessari a questo punto, secondo la FNOVI, interventi preventivi oltreché risolutivi della questione: “Il problema va affrontato alla radice, coinvolgendo Istituzioni, strutture pubbliche e private, medici veterinari liberi professionisti affinché si potenzino gli interventi di formazione ed educazione nelle scuole e si intensifichino i corsi sul possesso responsabile; si insista sulla crucialità della registrazione all’anagrafe animale attraverso il microchip e si renda più efficiente l’interoperabilità tra anagrafi regionali e anagrafe nazionale; si aumentino gli interventi di sterilizzazione, strumento fondamentale di lotta al randagismo; si intensifichino i controlli sull’adeguatezza e sulle autorizzazioni delle strutture di ricovero eliminando le condizioni che fanno del randagismo un business”.

Fonte: 
Ufficio stampa FNOVI

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