
Riceviamo dal collega Pippo Licitra e pubblichiamo le sue considerazioni dopo la sentenza della Cassazione che ha assolto il sindaco di Scicli e i medici veterinari dell'Asp di Ragusa Antonino Avola, Roberto Turlà e Saverio Agosta.
"L’assoluzione definitiva dei medici veterinari accusati di omicidio colposo del piccolo Giuseppe Brafa il 15 marzo 2009 non può cancellare il dolore di quanti hanno vissuto la tragedia sia direttamente che attraverso gli organi di informazione.Resta il rammarico per le indagini che, cavalcando l’onda emotiva dell’opinione pubblica, sono state orientate per colpevolizzare i veterinari pubblici considerati l’inizio e la fine del randagismo, disconoscendo che tale fenomeno investe ogni giorno non solo i servizi veterinari, che a tutt’oggi fanno tutto quello che è nelle loro possibilità, ma tantissimi altri organi dello Stato.
Una sentenza già scritta sin dall’inizio per assenza della ricerca di una verità oggettiva, basata sull’evidenza e non su teoremi preconcetti nella fretta di addebitare comunque responsabilità.
Ma il pensiero comune, che in modo subdolo veniva veicolato da certe fonti di informazione, ha fatto prevalere il concetto che il benessere dei cani dipendeva solo ed esclusivamente dai veterinari pubblici ai quali, per norma regionale, compete soltanto la constatazione dei fatti e la segnalazione alle autorità e le prescrizioni ai privati (atti compiuti e a disposizione degli organi inquirenti).
Tale preconcetto ha chiuso le porte ad una analisi dei fatti accaduti, necessaria ad una indagine obiettiva che avrebbe potuto mettere a nudo le responsabilità soggettive e oggettive che avevano determinato la tragedia.
Purtroppo, la sottovalutazione e semplificazione dei motivi scatenanti i fatti accaduti, ha fatto si che questa tragedia fosse la prima di altre che ne sono seguite. L’esperienza vissuta attraverso un processo lungo 9 anni e mezzo ha reso giustizia ai colleghi accusati ingiustamente.
Ma per combattere il randagismo e costruire un corretto rapporto uomo – animale, molto resta da fare.
La politica ad ogni livello, i comuni e le organizzazioni presenti nel sociale debbono creare condizioni, spazi e strutture nelle aree urbane e rurali capaci di dare risposte. Negli ultimi 30 anni l’alterità animale è diventata un arricchimento di conoscenze e di comportamenti che aiutano a stare meglio nella solitudine degli ambienti urbani ed il legislatore non ha preso atto. Il nuovo modo di vivere insieme agli animali ha fatto nascere organizzazioni, che avvertono il rapporto con l’animale come una realtà sociale bisognevole di attenzione da parte della politica.
E’ proprio la sensibilità di tali organizzazioni e della politica che sta prendendo forma. Abbraccio Giuseppe che non c’è più, la sua famiglia, e nello stesso abbraccio stringo i colleghi.
Serve rispetto e serve soprattutto cultura. Ripartiamo da qui.
Pippo Licitra