
Tre settimane fa è stato pubblicato un lavoro dal titolo Analisi della conoscenza pubblica della normativa sui cani nel Regno Unito:La conoscenza giuridica del pubblico britannico è risultata limitata, con i partecipanti che spesso sopravvalutavano l'esistenza di leggi che privilegiano i cani e i loro proprietari. I proprietari di cani hanno risposto con maggiore sicurezza, ma non con maggiore accuratezza, rispetto a chi non possiede cani. (...)Questi risultati indicano l'esistenza di un divario tra la legge nella realtà e ciò che le persone ritengono che essa sia.
A margine ma neanche troppo del caso di rabbia in un cane importato illegalmente dal Marocco, sarebbe interessante svolgere l’indagine anche in Italia per verificare le conoscenze sulle normative e sugli obblighi Nel frattempo sarà utile far comprendere come un gesto sicuramente generato dal buon cuore possa portare conseguenze tragiche, proprio la morte del cane in primis. Ciò che colpisce, nel 2026, in un mondo dove le informazioni sono molto accessibili anche se forse meno affidabili, è che una malattia come la rabbia sia sottovalutata.
Il cucciolo è stato importato illegalmente e le conseguenze sono note.
Un vecchio ma sempre valido slogan della Commissione UE diceva “le malattie non rispettano le frontiere”, e possiamo aggiungere che purtroppo neppure l’ignoranza viene bloccata dalle frontiere.
La prevenzione è silenziosa come il rispetto delle regole e quindi poco accattivante nel mondo social ma consente di evitare dolori e guai per tutti.
Da parte nostra, controcorrente e consapevoli del ruolo dei medici veterinari, pubblicheremo promemoria con le fonti, con la speranza che vengano letti possibilmente prima di andare in viaggio, come invita anche la nota odierna del Ministero della Salute.