
Un Ordine professionale non può limitarsi alla sola gestione burocratica degli Albi o ai servizi per i propri iscritti. In quanto ente pubblico, ha la responsabilità sociale di farsi conoscere, spiegare l'impatto e il valore della prevenzione, ma soprattutto mettersi in ascolto dei territori in cui opera. È da questa premessa che nasce l'iniziativa dell'Ordine dei Medici Veterinari della Provincia di Campobasso, racchiusa nella nota “Aprire l’Ordine ai territori”.
Frutto di un percorso maturato nel tempo grazie al lavoro del Consiglio, alla disponibilità dei colleghi esperti e al coinvolgimento attivo dei giovani consiglieri, l'iniziativa punta a costruire un dialogo aperto e continuativo tra la professione sanitaria e chi il territorio lo vive e lo lavora ogni giorno: allevatori, pastori, agricoltori, piccoli produttori, amministratori e forze dell'ordine.
Il momento di massima sintesi di questo percorso è stato rappresentato dalle giornate dedicate al centenario della nascita di Luigino Bellani, figura di riferimento della veterinaria pubblica italiana. Ispirandosi alla sua visione fondata sulla prevenzione anticipata, sulla conoscenza diretta dei territori e sulla responsabilità professionale, l'Ordine ha formalizzato due documenti programmatici che rappresentano i primi risultati operativi del progetto.
Il primo, ispirato al pensiero e all'opera di Luigino Bellani, è un Appello (Per una nuova prevenzione veterinaria territoriale) articolato in 10 punti che si propone di ripensare il ruolo della sanità pubblica veterinaria di fronte alle attuali sfide epidemiologiche, ambientali e sociali, senza introdurre nuovi balzelli burocratici ma promuovendo un cambio culturale
Il secondo documento è la Proposta di collaborazione per la gestione partecipata del Parco Nazionale del Matese. Il documento parte da una constatazione: il patrimonio naturalistico e la biodiversità del Matese non sono nati con l'istituzione dell'area protetta, ma si sono conservati grazie ai secoli di lavoro e presenza attiva di pastori, allevatori e comunità locali. Invece di basare la tutela esclusivamente su vincoli e divieti, la proposta – che guarda ai modelli europei più avanzati di paesaggio agro-pastorale - punta a integrare la conservazione ambientale con la permanenza delle attività umane e agro-silvo-pastorali.
Un elemento qualificante di questo nuovo approccio è il ruolo riservato ai giovani medici veterinari. All'interno di questa visione, i giovani colleghi non sono considerati semplici fruitori di formazione, ma attori chiamati sul campo a conoscere i territori, ascoltare i lavoratori, elaborare proposte e assumersi responsabilità concrete. Un passaggio generazionale che trasforma le idee sul futuro della professione in cantieri di lavoro reali.
L'esperienza presentata dall'Ordine di Campobasso non vuole porsi come un modello predefinito o infallibile, ma come un metodo di lavoro aperto e verificabile: mettersi in gioco, spiegare la prevenzione, rendere conto delle scelte ed essere pronti a correggere la rotta laddove i risultati non siano adeguati, con l'unico obiettivo di servire al meglio la salute pubblica e le comunità locali.