
Il Ministero della Salute informa che nel mese di agosto è stata rilevata la presenza del virus Shamonda (SHAV) in allevamenti di vacche da latte del nord Italia (province di Trento e Bolzano) nonché in alcuni bovini provenienti dalla Francia. Il virus Shamonda è un ortobunyavirus appartenente al sierogruppo Simbu, a cui appartiene anche il virus della malattia di Schmallenberg (SBV). Individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60, era stato segnalato sporadicamente in Africa, Australia e Giappone. Nell’estate del 2026 è stato rilevato per la prima volta in diversi Paesi dell’Europa centro-occidentale, in particolare Germania, Francia, Svizzera, Paesi Bassi, Belgio, Liechtenstein e Austria.
I bovini sono considerati gli ospiti principali, ma il virus è stato rilevato anche in ovini, caprini, alpaca e cavalli e la trasmissione avviene principalmente tramite vettori del genere Culicoides, stesso vettore del virus della febbre catarrale ovina (BTV) e del virus della malattia emorragica e della malattia emorragica epizootica (EHDV).
Attualmente non esistono prove di una significativa trasmissione diretta da animale ad animale, ad eccezione della trasmissione verticale dalla madre al feto durante la gestazione. Questo virus non è trasmissibile all’uomo e non presenta quindi alcun impatto sulla salute pubblica, in particolare per quanto riguarda il consumo di latte o carne.
L’infezione da SHAV non è una malattia elencata ai sensi della normativa dell’Unione Europea in materia di sanità animale e non è quindi soggetta ad obbligo di notifica né a misure ufficiali di sorveglianza e controllo.
Attualmente non è disponibile alcun vaccino. Le misure di controllo più efficaci si basano sulla protezione degli allevamenti dagli insetti vettori al fine di ridurre il rischio di infezione.
Nei bovini, i quadri clinici descritti sono caratterizzati prevalentemente da febbre, diarrea e significativa riduzione della produzione lattea. Il virus è stato inoltre riscontrato in associazione ad eventi abortivi. I segni clinici appaiono più lievi nei piccoli ruminanti rispetto ai bovini. L’infezione nel cavallo si manifesta con una grave sintomatologia neurologica.
Il MInistero suggerisce ai medici veterinari, sia liberi professionisti sia pubblici, di tenere presente quanto riportato nella comunicazione ai fini della diagnosi differenziale, qualora riscontrino i sintomi sopra descritti o ricevano segnalazioni in tal senso da parte degli operatori.