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Vaccinare tutti i gatti, ciascuno solo per ciò che serve: la nuova piattaforma a RNA autoamplificante e il tema dell'assenza di adiuvanti

a cura di Luigi Zumbo
22/10/2026
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Il 12 ottobre 2026, a Varsavia, a margine del Congresso mondiale della WSAVA, la FNOVI è stata invitata ad assistere alla presentazione in anteprima di una nuova gamma di vaccini per il gatto. L'occasione è utile per tornare su una questione di fondo della medicina preventiva felina: come conciliare l'obiettivo di vaccinare il maggior numero possibile di gatti con quello di somministrare a ciascuno soltanto ciò di cui ha realmente bisogno.

Una tecnologia nuova: che cosa è, e che cosa non è, il «vaccino a RNA» felino

Il Comitato per i medicinali veterinari (CVMP) dell'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha adottato il 16 aprile 2026 un parere favorevole al rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio di un vaccino felino liofilizzato che, secondo la comunicazione dell'Agenzia del 17 aprile 2026, è il primo medicinale veterinario con RNA autoamplificante come principio attivo. Occorre una precisazione terminologica essenziale: si tratta di un unico vaccino combinato, non di cinque vaccini, e una sola delle cinque componenti è a RNA. La componente contro il virus della leucemia felina (FeLV) è costituita da RNA autoamplificante (saRNA) racchiuso in una particella replicon; le altre quattro, dirette contro l'herpesvirus felino di tipo 1 (FHV-1), il calicivirus felino (FCV), il virus della panleucopenia felina (FPV) e Chlamydia felis, sono ceppi vivi attenuati. Il provvedimento della Commissione europea è stato comunicato dal titolare il 31 luglio 2026. Secondo i rapporti pubblici di valutazione (EPAR) dell'EMA, la gamma comprende cinque medicinali, che combinano in modo diverso le componenti FHV-1, FCV e FPV (con o senza C. felis e con o senza FeLV) oppure contengono il solo FeLV: contengono RNA soltanto i tre che includono la componente FeLV.

Per un uso corretto della terminologia è opportuno distinguere questa piattaforma dai vaccini a mRNA noti durante la pandemia di COVID-19, nei quali l'mRNA è incapsulato in nanoparticelle lipidiche. Nel prodotto felino l'RNA è invece contenuto in una particella replicon derivata da un alphavirus (virus dell'encefalite equina venezuelana, ceppo attenuato TC-83), nella quale i geni strutturali sono sostituiti da quello che codifica la glicoproteina gp85 dell'involucro del FeLV (ceppo A/Glasgow-1). La particella è difettiva per la replicazione, perché priva dei geni strutturali necessari alla formazione di nuovi virioni, ed è diretta verso le cellule dendritiche. Nelle cellule dell’ospite il replicon si amplifica solo in misura limitata e dirige la sintesi dell'antigene, senza produrre progenie virale. Il prodotto non contiene adiuvanti.

Gli studi di sicurezza riportati da Huisman e coll. (2026) hanno valutato, mediante tentativi di re-isolamento, l'eliminazione della particella e la trasmissione a gatti sentinella conviventi, senza evidenziarle. Le linee guida WSAVA 2024, redatte prima di questa autorizzazione, rilevavano che per cani e gatti non esistevano vaccini a mRNA né a DNA nudo, e sottolineavano come le nuove piattaforme sviluppate per i patogeni umani possano catalizzare lo sviluppo di vaccini veterinari innovativi. L'autorizzazione europea del 2026 si colloca in questa prospettiva, pur riguardando una piattaforma diversa da quella dei vaccini a mRNA in nanoparticelle lipidiche; la stessa piattaforma, secondo Huisman e coll. (2026), era stata autorizzata per la prima volta in Nord America nel 2024. Sul piano dell'evidenza, lo studio di sviluppo pubblicato dal produttore (Huisman e coll., 2026) riferisce una riduzione significativa dei segni clinici da herpesvirus e calicivirus, la protezione clinica e dalla leucopenia nella panleucopenia e la riduzione dell'eliminazione degli agenti. Per il FeLV la frazione prevenuta di viremia persistente è riportata pari al 91% dopo il ciclo primario, all'85% a un anno e al 56% a tre anni dalla rivaccinazione. Per quanto riguarda gli adiuvanti, sappiamo che il tema ha una rilevanza specifica nel gatto per il sarcoma felino al sito di inoculo (FISS). Le linee guida WSAVA riconoscono che l'eziopatogenesi del FISS resta incerta, che esistono alcune evidenze di un coinvolgimento maggiore dei vaccini adiuvati rispetto a quelli non adiuvati e che gli esperti non concordano sulla loro interpretazione: secondo alcuni le prove sono così deboli da non giustificare la preferenza per un tipo di vaccino. Il gruppo di lavoro WSAVA raccomanda comunque di favorire i vaccini non adiuvati nei Paesi in cui il FISS è noto e dove sono disponibili alternative accettabili, ricordando che, in assenza di queste, è preferibile vaccinare con un prodotto adiuvato piuttosto che non vaccinare affatto. Tra le indicazioni pratiche figurano l'esclusione della regione interscapolare, la preferenza per la via sottocutanea, la rotazione e la registrazione dei siti di inoculo e l'applicazione della regola «3-2-1» per la biopsia delle masse post-vaccinali (presenti a tre mesi, di diametro superiore a due centimetri o ancora in crescita a un mese).

È doveroso precisare che i vaccini non adiuvati per il gatto non rappresentano una novità assoluta: le stesse linee guida citano, per il FeLV, un prodotto ricombinante a vettore virale (canarypox) non adiuvato disponibile anche in Italia, e per la panleucopenia, l'herpesvirus e il calicivirus esistono da tempo vaccini vivi attenuati. L'elemento nuovo è la combinazione, in uno stesso medicinale, di una componente a RNA autoamplificante, dell'assenza di adiuvanti, del volume ridotto e di un'insorgenza dell'immunità indicata in circa una settimana. Che ciò si traduca in un vantaggio di sicurezza clinicamente dimostrabile è ipotesi che richiede dati di farmacovigilanza; per ora l'EMA riporta come effetti più comuni, in un numero di gatti compreso tra 1 e 10 su 100, tumefazione al sito di inoculo e febbre della durata di circa un giorno.

Le linee guida WSAVA: tutti i gatti, i vaccini core, ciascuno secondo il proprio rischio

Le linee guida WSAVA 2024 (Squires e coll.) affermano che tutti i cani e tutti i gatti dovrebbero beneficiare della vaccinazione, non solo a tutela del singolo animale ma anche per migliorare l'immunità di popolazione. Definiscono vaccini core quelli che tutti gli animali dovrebbero ricevere dopo aver considerato stile di vita e area geografica. Per il gatto, i vaccini core a livello mondiale sono quelli contro il virus della panleucopenia (parvovirus felino), il calicivirus e l'herpesvirus felino di tipo 1; la vaccinazione antirabbica è core nelle aree in cui la malattia è endemica. Il vaccino contro il FeLV è considerato core nei gatti di età inferiore a un anno e negli adulti con accesso all'esterno o conviventi con gatti che vi hanno accesso, nelle regioni in cui l'infezione è endemica: l'adattamento italiano del documento precisa che l'Italia rientra tra queste. Possono essere vaccinati contro il FeLV soltanto gatti risultati negativi al test, e il vaccino non protegge necessariamente contro tutti gli esiti dell'infezione. Il secondo principio è quello di non somministrare più di quanto serve.

Per i gattini, il protocollo prevede una prima dose a 6-8 settimane, richiami ogni 2-4 settimane fino ad almeno 16 settimane e un'ulteriore dose a 26 settimane o più, per superare l'interferenza degli anticorpi di derivazione materna, che varia in modo imprevedibile tra gattini e anche all'interno della stessa nidiata. Per i gatti adulti a basso rischio, la rivaccinazione contro panleucopenia, herpesvirus e calicivirus può essere effettuata ogni tre anni; per quelli a rischio più elevato, la rivaccinazione annuale resta consigliata per le componenti respiratorie. Per la rivaccinazione contro il FeLV l'intervallo va stabilito sulla base del rischio individuale e delle indicazioni dell'RCP del prodotto impiegato. Le linee guida segnalano inoltre che un eccessivo «carico vaccinale» rimane motivo di preoccupazione e che l'impiego di vaccini polivalenti con componenti core e non core è ancora frequente. Il motto dell'Advisory Board on Cat Diseases, ricordato nel corso della presentazione del produttore, sintetizza l'impostazione: vaccinare il maggior numero possibile di gatti, ma ciascuno solo con la frequenza necessaria.

Quanti gatti sono realmente vaccinati

Il bersaglio principale di ogni strategia vaccinale resta la copertura di popolazione. Le linee guida WSAVA osservano che rivaccinare spesso una piccola percentuale di animali fa ben poco per l'immunità di gregge, mentre aumentare la percentuale di animali vaccinati, anche con una singola dose core somministrata al momento opportuno, ha un impatto nettamente superiore. Citano, a titolo di esempio, i dati del Regno Unito, dove la quota di proprietari che dichiaravano completato il ciclo primario nei gattini è scesa dall'82% circa del 2016 al 61% del 2019, e uno studio statunitense nel quale i tassi mediani di vaccinazione contro il FeLV erano del 34,6% nei gatti adulti e del 36,8% nei gattini e nei gatti di un anno. Un'indagine online condotta nel 2024 su 5.071 proprietari di gatti e 1.330 veterinari in quattordici Paesi, Italia compresa (Carroll e coll., 2026), riferisce che il 65% dei gatti era stato «precedentemente vaccinato» secondo i proprietari, a fronte di una compliance del 77% per i vaccini core riportata dai veterinari.

Il dato misura quindi la vaccinazione pregressa dichiarata e non la copertura attuale, né lo stato immunitario reale. Più istruttive sono le ragioni della mancata vaccinazione. Tra i proprietari che non vaccinano, il 27% ritiene la vaccinazione superflua perché il gatto è sano e un altro 27% perché vive solo in casa; solo il 16% dei proprietari, contro il 69% dei veterinari, cita la vaccinazione tra i tre fattori principali per la salute del gatto. Il 58% dei proprietari indica nel veterinario la principale fonte di informazione sulle vaccinazioni, ma solo il 23% dei veterinari dichiara di discutere con i clienti l'importanza della vaccinazione. Quanto all'argomento del gatto «solo indoor», come ha osservato Whitley nel suo intervento, difficilmente un gatto non incontra mai altri gatti: l'inserimento di un nuovo animale, il ricovero in clinica, l'accesso a un giardino recintato, la fuga occasionale rappresentano altrettante possibilità di esposizione. Anche la WSAVA richiama l'esitazione vaccinale, inserita dall'OMS nel 2019 tra le dieci principali minacce alla salute globale, e osserva che molti proprietari non vaccinano senza mai consultare il veterinario.

Il confronto con la medicina umana

Nell'uomo i vaccini a RNA sono ormai una realtà consolidata. Nel 2020 due sperimentazioni di fase 3 hanno mostrato per i vaccini anti-COVID-19 a mRNA in nanoparticelle lipidiche un'efficacia del 95% (Polack e coll., su 43.548 partecipanti) e del 94,1% (Baden e coll., su 30.420 partecipanti) contro la malattia sintomatica. Un modello matematico riferito a 185 Paesi ha stimato che la vaccinazione, nel primo anno, abbia evitato 14,4 milioni di decessi da COVID-19 ufficialmente registrati, e 19,8 milioni se si considera l'eccesso di mortalità (Watson e coll., 2022). Un vaccino a mRNA contro il virus respiratorio sinciziale ha mostrato in adulti di età pari o superiore a 60 anni un'efficacia dell'83,7% contro la malattia delle basse vie respiratorie con almeno due segni o sintomi, con una reattogenicità locale più frequente rispetto al placebo (58,7% contro 16,2%) (Wilson e coll., 2023). Le autorità regolatorie hanno inoltre riconosciuto, per i vaccini a mRNA anti-COVID-19, il rischio raro di miocardite e pericardite, soprattutto nei giovani di sesso maschile. La piattaforma più vicina concettualmente a quella felina è l'RNA autoamplificante. Un vaccino anti- COVID-19 di questo tipo (zapomeran) è stato autorizzato nell'Unione europea il 12 febbraio 2025, secondo il rapporto pubblico di valutazione dell'EMA.

La differenza di rilievo rispetto al prodotto felino è che, nell'uomo, l'RNA autoamplificante è veicolato in nanoparticelle lipidiche, mentre nel gatto è confezionato in una particella replicon derivata da alphavirus: i risultati ottenuti nell'uomo con una piattaforma non possono dunque essere trasferiti all'altra, né dall'uomo al gatto. Ogni piattaforma deve dimostrare efficacia e sicurezza nella specie di destinazione. Un ambito in rapida evoluzione è quello oncologico, che il vaccino felino richiama in modo particolare perché il FeLV è causa di linfomi e leucemie nel gatto. Nel melanoma ad alto rischio resecato, una terapia individualizzata con neoantigeni a mRNA associata a pembrolizumab ha ridotto il rischio di recidiva o morte rispetto al solo pembrolizumab (HR 0,561; IC 95% 0,309-1,017; p=0,053), in uno studio di fase 2b su 157 pazienti (Weber e coll., 2024). Il risultato, pur promettente, è preliminare e non ha raggiunto la significatività statistica convenzionale; la valutazione definitiva è affidata a sperimentazioni di fase 3. Si tratta di una terapia e non di una profilassi, e non è confrontabile con un vaccino felino contro un agente infettivo.

Tuttavia, l'esempio serve a mostrare come la stessa famiglia di tecnologie sia oggi impiegata in ambiti molto diversi. Il confronto offre due insegnamenti. Il primo è che le piattaforme a RNA hanno dimostrato in medicina umana efficacia e rapidità di sviluppo, ma anche un profilo di reattogenicità e alcuni eventi avversi rari che hanno richiesto sorveglianza dopo la commercializzazione: lo stesso approccio di farmacovigilanza dovrà accompagnare i nuovi vaccini felini. Il secondo è che, come nell'uomo, l'esitazione vaccinale non si supera con la sola innovazione tecnologica. È sempre più vero che la qualità della comunicazione tra professionista e proprietario resta il fattore decisivo. In conclusione, l'innovazione presentata a Varsavia ha l'interesse di ampliare le possibilità di personalizzazione della vaccinazione felina e di introdurre nella pratica veterinaria europea una piattaforma a RNA autoamplificante, limitata, nel prodotto combinato, alla sola componente FeLV. Il suo valore reale dipenderà tuttavia dalla capacità di conseguire l'obiettivo che la medicina preventiva si pone da sempre: aumentare la quota di gatti protetti, riducendo al tempo stesso ciò che è superfluo.

La FNOVI seguirà l'evoluzione delle evidenze e ne darà conto ai colleghi.

Riferimenti bibliografici


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