Regione Basilicata e randagismo: prove di dialogo con la FNOVI

Regione Basilicata e randagismo: prove di dialogo con la FNOVI

A proposito degli interventi di sterilizzazione su cani realizzatesi in Basilicata a cura di personale dipendente della ASP di Potenza, registriamo un nuovo capitolo. La nota in argomento del Presidente FNOVI è stata infatti riscontrata dal Dirigente Generale del Dipartimento Politiche, Ufficio veterinario ed igiene degli alimenti, della Regione Basilicata il quale ha ritenuto necessario precisare che “la seduta operatoria svoltasi a Maratea riguardava animali non rientranti nella categoria “cani di proprietà”, ma erano randagi ai quali, contestualmente all’intervento di sterilizzazione, è stato applicato il microchip con la successiva iscrizione all’anagrafe canina".
La nota pervenuta, oltre a fare una disanima storica della legislazione in materia randagismo, con particolare riferimento alla sua applicazione sul territorio lucano, difende il ricorso all’utilizzo degli ambulatori mobili: la Regione Basilicata, nel dettare i requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi richiesti per l’erogazione delle prestazioni veterinarie rese dalle strutture pubbliche e private, ha previsto che “le strutture veterinarie mobili di proprietà delle Aziende Sanitarie - Unità sanitarie Locali potessero essere utilizzate oltre che per il soccorso di animali feriti o gravi anche per le finalità di cui alla L. 281/90 ed alla L.R. 6/93 nel corso di campagne programmate e/o stabilite dalla Regione o dalla Azienda Sanitaria – Unità sanitari Locale”.
Con l’intento quindi di sottolineare l’attenzione per le buone pratiche veterinarie, il responsabile del Dipartimento ha condiviso l’opuscolo predisposto dal Servizio Veterinario dell’ASP.
Quanto esaminato ha provocato però l’immediata reazione della FNOVI che, riscontrando la nota pervenuta ha provato – partendo dalla immagine pubblicata nella brochure, che dovrebbe essere esplicativa e divulgativa della “fase dell’intervento”, ad illustrare quanto siano distanti le posizioni a proposito di “buone pratiche veterinarie”: “- il cane non è intubato e quindi privo di qualsiasi apporto di ossigeno, non compaiono strumenti di sorveglianza del paziente e terapie infusionali di reidratazione; - il telo chirurgico, che dovrebbe delimitare il campo operatorio al fine di garantire la miglior sterilità possibile, è talmente ridotto da non coprire nemmeno il paziente; - i medici veterinari non hanno un abbigliamento consono ad un intervento chirurgico che espone la cavità addominale all’ambiente esterno, non vengono indossati cappellini/ cuffie, mascherine, camici chirurgici ed i guanti sono indossati in modo che la manica del camice sia fluttuante sul campo operatorio”.
Ancora una volta è stato quindi ribadito che i medici veterinari "non è possibile accettare che la nostra professione sia rappresentata ai cittadini in questo modo e non possiamo in ugual modo accettare che non vi sia adeguata tutela del benessere degli animali”.