Celli a Verona denigra la professione veterinaria
Celli a Verona denigra la professione veterinaria

Il convegno organizzato la scorsa domenica dall'Associazione Gruppo Cinofilo Verona Onlus dall’ emblematico titolo "Educare l'uomo per educare il cane. Il mondo cinofilo insieme per il patentino" è stata occasione per ascoltare alcune esternazioni di Giorgio Celli.
Assopito o fuori sala nel corso di gran parte delle relazioni, in particolare quelle delle colleghe Carla Bernasconi e Raffaella Cocco, si è destato nel tardo pomeriggio comunicando che, al termine del convegno, non aveva ancora capito chi fosse il cane. È risultato poi evidente che Celli non ha capito molte altre cose.
Il professore, premettendo di essere un gattofilo, ha sentito la necessità di raccontare che essendo entomologo si è sempre rivolto ad un amico dentista quando aveva dubbi sulla classificazione di qualche esemplare di farfalla.
Questa sconcertante premessa è stata seguita da altre opinioni sulle competenze dei medici veterinari che, a suo dire, dire si devono occupare di salute dei bovini e dei suini, dal momento che i corsi universitari non prevedono altro, come lui sa bene per esperienza diretta.
Lo sconnesso discorso è proseguito con la sorprendente affermazione relativa all'inutilità della laurea:i dilettanti sono - secondo Celli, professore universitario - molto più preparati di qualsiasi laureato.
Queste offensive parole ovviamente non sono state pronunciate in presenza del Sottosegretario Martini che in mattinata aveva sottolineato il ruolo del medico veterinario e le sue competenze.
Ascoltando le domande pervenute dai presenti - che a distanza di oltre un anno dall'emanazione dell'Ordinanza, chiedevano delucidazioni su chi rilascia il patentino oppure quali sono i contenuti dei corsi per i proprietari di cani - sarà facilmente intuibile il livello di preparazione culturale di coloro che alle esternazioni di Celli hanno applaudito.
Celli non perde occasione di denigrare la nostra professione, avviluppato in una personale nube di millantata conoscenza delle attività svolte dai medici veterinari, alla ricerca di consensi da parte del variegato mondo degli addestratori/educatori/istruttori cinofili, almeno da quelli presenti al convegno di Verona.
La fermezza e la correttezza che le colleghe Bernasconi, Cocco e Matassa hanno utilizzato nelle repliche a Celli non necessitano di lunghe descrizioni. Sono state bravissime e molto decise: senza mai trascurare l'educazione hanno espresso tutto il loro biasimo e ricordato quali sono le competenze della professione medico veterinaria.
È evidente che Giorgio Celli, come altri intervenuti, sia schiacciato dal senso di inferiorità e che non conosce altri strumenti oltre all'autocommiserazione e alla offesa.
Stupisce che tanta pochezza intellettuale provenga proprio da chi dichiara di possedere la conoscenza dell'etologia e la profonda capacità di osservazione - peraltro definita assente nei medici veterinari - necessaria a svolgere attività delle quali si considerano gli unici operatori degni di rispetto.
Eventi come questo dimostrano la volontà di perseverare nei pregiudizi e nei preconcetti, nell'incomprensibile ignoranza di quanto scritto in atti di Governo.
Non ultima la legge istitutiva delle professioni sanitarie.