Politiche associazionistiche in apicoltura a confronto

14/02/2011
.

Settimana intensa quella dal 1° al 6 febbraio che vede impegnate alcune Associazioni Apistiche in congressi nazionali e convegni.
Al convegno di domenica 6 febbraio, a conclusione di una settimana di lavori svolti nell’ambito del XXVII Congresso dell’Apicoltura Professionale gli Apicoltori Professionisti (AAPI, UNAAPI, Associazione Apicoltori Felsinei, CONAPI) esprimono la loro proposta di politica veterinaria: obsolete ed inapplicabili le norme previste dal Regolamento di Polizia Veterinaria, inattuabile l’identificazione degli alveari, inutile l’applicazione del Mod. 4 in apicoltura, impossibile la tracciabilità del materiale biologico movimentato, carta straccia la certificazione di sanità.

Settimana intensa quella dal 1° al 6 febbraio che vede impegnate alcune Associazioni Apistiche in congressi nazionali e convegni. Aver seguito i lavori dell’AAPI (Associazione Apicoltori Professionisti Italiani) e della FAI (Federazione Apicoltori Italiani), ci consente un confronto tra le politiche associazionistiche intraprese dai due organismi.
Al convegno di domenica 6 febbraio, a conclusione di una settimana di lavori svolti nell’ambito del XXVII Congresso dell’Apicoltura Professionale gli Apicoltori Professionisti (AAPI, UNAAPI, Associazione Apicoltori Felsinei, CONAPI) esprimono la loro proposta di politica veterinaria: obsolete ed inapplicabili le norme previste dal Regolamento di Polizia Veterinaria, inattuabile l’identificazione degli alveari, inutile l’applicazione del Mod. 4 in apicoltura, impossibile la tracciabilità del materiale biologico movimentato, carta straccia la certificazione di sanità.
La carenza di medici veterinari specializzati, è un limite che dovrà esser tenuto in debito conto quando si vorranno inserire tali figure professionali in protocolli sanitari. Il settore è al momento sostenuto dall’opera competente dei tecnici apistici. Replica del Dott. Mutinelli.

Igiene, sanità e valorizzazione della filiera zootecnica apistica” è stato il tema del seminario organizzato dalla Federazione Apicoltori Italiani a Pescara il 5 febbraio 2011. La FAI riconosce il ruolo della sanità pubblica in apicoltura e intende cercare nella legalità le risposte alle problematiche che affliggono il settore. Esprime la volontà di collaborare con le istituzioni e di guidare concretamente gli apicoltori al rispetto delle regole. La legge nazionale e i recenti documenti comunitari riconoscono alle associazioni un patrimonio di esperienza professionale, anche in materia di salute delle api, che va messa al servizio del medico veterinario. L'unica strada per tutelare l'apicoltura è la collaborazione tra tutti i protagonisti della filiera produttiva e le Autorità preposte al controllo del loro operato.

 


 

Il XXVII Congresso dell’Apicoltura Professionale promosso da l’AAPI, UNAAPI, Associazione Apicoltori Felsinei, CONAPI, si è svolto dal 1° al 6 febbraio a Castel S. Pietro Terme (BO). Le sessioni di lavoro, riservate ai soci, ai dirigenti e ai tecnici delle associazioni organizzanti il congresso, hanno trattato problematiche economiche, genetiche, agricole e sanitarie. Il Convegno di domenica 6 febbraio si è concluso con una tavola rotonda, utile ad un confronto tra istituzioni e operatori del settore, su argomenti quali: l’Anagrafe Nazionale e la BDN apistica, l’ordinanza sulla varroatosi e la dichiarazione di endemicità di tale patologia sul territorio nazionale, le problematiche inerenti il farmaco veterinario in apicoltura. Presente il Dott. Mutinelli, Direttore del Centro di Referenza Nazionale per l’Apicoltura, purtroppo assenti i Servizi Sanitari Regionali e il Ministero della Sanità.

Le proposte degli apicoltori per una vera politica veterinaria apistica, sono esposte in un documento elaborato dalle associazioni italiane AAPI, UNAAPI, Associazione Apicoltori Felsinei, CONAPI e dal COPACOGECA (rappresentanza degli apicoltori e delle loro associazioni in UE). Nello specifico gli apicoltori professionisti affermano che tutti gli agenti etiologici delle malattie delle api sono enzootici. Il loro virulentarsi può essere condizionato da fattori quali stress, avvelenamenti, genetica, con meccanismi sconosciuti. Pertanto, poiché ogni apicoltore opera sui propri alveari come un vero e proprio chirurgo, aprendo, trapiantando, amputando, sostituendo e trasferendo materiale biologico (il translarvo per esempio può esser del tutto comparabile all’embriotransfert) da un alveare a un altro, da un apiario a un altro, anche molto distanti tra loro, ecco che coincide in lui l’unità epidemiologica che normalmente viene individuata nella stalla. Il rischio di diffusione delle patologie non risiede "nell'apiario"in sé, ma "nell'apicoltore" ed è impensabile pensare di attuare su un’unità epidemiologica mobile, un controllo sanitario. Il documento sostiene che le patologie apistiche non possono esser circoscritte in un focolaio, (non ha senso parlare di 3 km di raggio perché le api volano), ma essendo gli agenti patogeni ubiquitari, vanno curate territorialmente, senza illudersi di eradicarle o di poterle contenere col controllo delle movimentazioni per compravendita o per nomadismo. L’assenza dei sintomi in atto non è, infatti, indice di salute della famiglia, poiché l’uso illecito di antibiotici potrebbe facilmente mascherare talune patologie. Gli apicoltori professionisti sostengono che le patologie delle api si diffondono da un continente all’altro con la movimentazione di regine o per motivi di ricerca, non col nomadismo. Non ha senso quindi porre dei limiti a questa pratica. Oltre a ciò esiste il fenomeno della deriva e dei vasi comunicanti  le api visitano alveari diversi dal loro ed i fuchi tendono a vagabondare tra le varie postazioni, allontanandosi dall’alveare madre anche sino a 19 km. Pertanto non sono proponibili regole sulla tracciabilità o che intendano documentare spostamenti, provenienza e destinazione di materiale apistico o, tantomeno, che impongano una certificazione sanitaria degli alveari, concetti riconducibili alla filosofia di utilizzo del Mod. 4. Anche la movimentazione dei melari sottintende il trasporto di chili di api, pertanto, per coerenza, il Mod.4 dovrebbe scortare anche il miele in melario. L’apicoltore non è in grado di controllare la fecondazione delle regine, né l’alimentazione delle api, né limitarne il raggio di pascolo pertanto l’alveare non è un animale domestico. Tutto quello che deriva dall’ambiente, contamina l’alveare e i suoi prodotti (miele, polline, pane d’api, gelatina reale, propoli) in quanto le api non hanno metabolismo. Molti di questi contaminanti possono quindi rimanere fissati nella cera all’infinito. Una famiglia di api, se non intervengono fattori distruttivi, per il suo naturale e continuo ricambio è eterna (non muore mai) e così pure la cera con i residui in essa contenuti. Gli apicoltori professionisti denunciano la mancanza di medici veterinari specializzati in apicoltura, per questo sono improponibili normative che impegnino tali figure professionali nel settore e individuano nelle rivendicazioni veterinarie a lavorare nel settore, un "laido interesse corporativo". Denunciano che la Varroasi è un’emergenza sanitaria e vogliono che sia dichiarata endemica. Per la ridotta presenza di principi farmacologici attivi contro la varroa, che tengano in conto anche le esigenze degli apicoltori biologici, poiché nessun farmaco a base di acido ossalico è attualmente registrato in Italia e poiché il MdS non ha consentito l’importazione di prodotti a base di acido ossalico registrati in UE, gli apicoltori professionisti, a mezzo dei tecnici apistici, promuovono il libero utilizzo dell’acido ossalico.

Il Dott. Mutinelli, Direttore del Centro Nazionale di Referenza per l’Apicoltura, parla della Commissione Europea e della sua rinnovata sensibilità al settore apistico, tradotta in un documento emesso i primi di dicembre, frutto della collaborazione interdisciplinare tra varie direzioni europee (Ambiente, Agricoltura e Sanità). Annuncia la designazione del laboratorio di riferimento dell’UE in Francia (Sophia- Antipolis Laboratory) e della formazione somministrata a 200 veterinari in tutta Europa. Prendendo spunto poi, dal documento prima esposto dagli apicoltori professionisti, ricorda che la Varroatosi è già stata dichiarata endemica nelle premesse della precedente ordinanza (1995) e che l’unità epidemiologica andrà individuata più coerentemente, nell’apiario, piuttosto che nell’apicoltore. Spiega che il Mod. 4 è utilizzato per le altre specie animali, talora come autocertificazione di provenienza e destinazione e non tutte le specie animali cui si riferisce, devono esser obbligatoriamente identificabili. Sarà il MdS che dirà come andrà utilizzato questo strumento in apicoltura. Il Dott. Mutinelli prevede che con l’attivazione dell’Anagrafe nazionale, potrà attuarsi la comunicazione degli spostamenti degli alveari per via informatica. Il Dott. Mutinelli rileva che la strada intrapresa dal MdS non è quella dell’importazione in Italia di prodotti a base di acido ossalico registrati in UE, ma la registrazione di un prodotto a breve anche in Italia. Conclude che la sperimentazione multicentrica ha dato modo a tutti gli apicoltori di utilizzare il prodotto.

“ Igiene,sanità e valorizzazione della filiera zootecnica apistica” è stato il tema del seminario organizzato dalla Federazione Apicoltori Italiani a Pescara il 5 febbraio 2011. La Presidente FAI Abruzzo, Dottoressa Giancarla Galli, nel discorso introduttivo ha ringraziato, per la partecipazione numerosa, i veterinari presenti ed ha illustrato i risultati del percorso di confronto e collaborazione con i veterinari delle ASL abruzzesi. Il dott. Giuseppe Bucciarelli, dirigente del Servizio Veterinario Regionale, nella sua relazione “Linee guida regionali per l'applicazione del pacchetto igiene in apicoltura” ha riconosciuto il contributo tecnico dell'Associazione degli apicoltori nella stesura del documento. Il messaggio della FAI, alla sala gremita da apicoltori, è stato chiaro e diretto “ Riconoscere il ruolo della sanità pubblica in apicoltura e cercare nella legalità le risposte alle problematiche che affliggono il settore”. La fatica di certe scelte è e sarà corrisposta dalla produzione di un miele di qualità nel rispetto della tutela della salute del consumatore. Gli stessi contenuti sono stati rilevati dalla presentazione del dott. Luciano Ricchiuti - IZS Teramo. L'associazione ha espresso con questo incontro la volontà di collaborare con le istituzioni e di guidare concretamente gli apicoltori al rispetto delle regole. “Non potrebbe essere diversamente”, ha sostenuto il presidente FAI nazionale dott. Raffaele Cirone, presente al seminario “e a confortarci in questa scelta sono la legge nazionale e i recenti documenti comunitari che riconoscono alle associazioni un patrimonio di esperienza professionale, anche in materia di salute delle api, che va messa al servizio del medico veterinario ". L'unica strada per tutelare l'apicoltura è la collaborazione tra tutti i protagonisti della filiera produttiva e le Autorità preposte al controllo del loro operato. "La FAI, ” ha concluso il presidente Cirone, “è orgogliosa di poter collaborare con la Sanità Pubblica Veterinaria per superare l'inaccettabile criticità degli allevamenti non denunciati e dei trattamenti non autorizzati”.

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
FNOVI!
iscriviti alla newsletter di