L\'intervento del Presidente della FNOVI
L\'intervento del Presidente della FNOVI

Il Presidente Penocchio ha partecipato al 40° Congresso Nazionale del SIVeMP che si è tenuto dal 27 al 29 settembre a Villasimius (CA).
Pubblichiamo il testo del suo intervento.
Questi i 3 argomenti dove il dibattito interno alla Categoria è risultato critico.
Il veterinario aziendale: da tempo definito dalla FNOVI come direttore sanitario dell’azienda zootecnica, ha perso tutte le connotazioni del veterinario riconosciuto.
La FNOVI ha tratteggiato una figura che in molti casi esiste già. E’ questo il medico veterinario al quale viene affidata la conduzione sanitaria dell’azienda zootecnica (condizione che sottende valori di professionalità, capacità e conoscenze in grado di assicurare valori di salute ed incidere sui paramentri produttivi).
Codificare una figura di tal genere significa da un lato creare un interlocutore sanitario, presente in azienda, in grado di interloquire con l’autorità sanitaria (che è e resta il veterinario del SSN) e dall’altro consentire all’autorità competente di acquisire la disponibilità di notizie utili ai fini del completamento del sistema di epidemiosorveglianza . Non è da trascurare che la codifica della figura conferirà alla stessa una “capacità contrattuale”.
Sappiamo bene che questa è una sfida basata su valori di professionalità. Il veterinario d’azienda, così come configurato, avrà il futuro che si meriterà esprimendo competenze e capacità. Il futuro del veterinario aziendale è nella mani del veterinario aziendale.
La libera professione dei veterinari dirigenti del Ssn
Il dibattito all’interno della Categoria si è improvvisamente riacceso in concomitanza con la previsione della fine dell’intramoenia allargata e all’attivazione di spazi (leggi strutture sanitarie) per il suo esercizio.
Nella sua relazione il Segretario SIVeMP ha parlato del diritto all’esercizio della libera professione (e di questo si tratta, esistendo norme che lo prevedono) e di valori solidaristici, chiedendosi se fosse toccato solo al veterinario SSN e non ai titolari di importanti strutture farsi carico del problema.
Io credo che non sia un problema più mio che tuo che suo, ma un problema collettivo su cui confrontarci. Come Presidente della FNOVI ho avuto occasione di verificare che nel 2006 quasi un centinaio di giovani colleghi si sono cancellati a 5-10 anni dall’iscrizione perché privi di lavoro e di prospettive.
Vi parlo di un sistema universitario finalizzato esclusivamente alla propria tutela, a partire dalla definizione delle immatricolazione, alla selezione dei candidati, al percorso didattico privo di ostacoli quasi per definizione; la presenza di ripetenti e di fuori corso è poi economicamente penalizzante. Per chi non ha registrato particolari risultati della FNOVI in questo specifico settore, ricordo che sono stato inserito dal Ministro Mussi nel tavolo tecnico che valuta le immatricolazioni al corso di laurea specialistica magistrale in medicina veterinaria. Nell’’anno in corso le matricole risultano ridotte di 63 unità, che corrisponde alla chiusura di una media Facoltà.
Vi parlo anche della necessità di discutere della libera professione del veterinario del SSN che usando le parole di Aldo Grasselli non è un privilegio assurdo, ma, anche ai fini della credibilità del sistema di controllo, non può essere sempre, dovunque e comunque possibile.
ONAOSI
Su questa partita molto si è detto e scritto. Non è utile e neppure opportuno ripercorrere gli eventi che hanno portato all’attuale delicata situazione.
Ma credo che siano doverose alcune riflessioni:
se si osserva la situazione obbiettivamente è facile sostenere che:
1. nel 2003 si è perseguita ed ottenuta l’obbligatorietà di iscrizione all’Ente di tutti gli iscritti agli ordini dei medici ed odontoiatri, veterinari e farmacisti utilizzando lo strumento della finanziaria
2. la finanziaria 2007 ha ripristinato lo status quo ante
3. le vicende correlate a questi provvedimenti hanno dilaniato le categorie generando un pesante conflitto fra categorie e dentro le categorie
4. ad oggi, ritenuta illegittima la definizione delle quote, così come definite dal CdA, la Fondazione è in una grave difficoltà che in assenza di provvedimenti a rischio di liquidazione
A latere tutte le problematiche connesse alla revisione dello statuto con lo sforzo delle varie componenti di assicurarsi una presenza per il futuro nel rinnovato CdA.
Dal mio punto di vista:
1. la Fondazione deve vivere per i propri contenuti solidaristici
2. lo statuto va rivisto completamente eliminando anacronistiche rendite di posizione
3. le stesse componenti che fino a ieri richiamavano valori universali di solidarietà oggi parlano di una Fondazione a guisa di assicurazione con diritti correlati all’anzianità contributiva ed alle quote effettivamente versate; se la Fondazione non saprà affrancarsi da queste logiche prevedo tempi ancora più bui per tutti.