Vendita dei farmaci ospedalieri alle strutture veterinarie: una storia di burocrazia kafkiana
Vendita dei farmaci ospedalieri alle strutture veterinarie: una storia di burocrazia kafkiana

Inizia l’8 marzo 2011 l’odissea di un quesito della ASL 4 MEDIO FRIULI in merito alla vendita dei farmaci ospedalieri alle strutture veterinarie, che dà spunto alla Regione Friuli Venezia Giulia per equivocare e fare essa stessa un quesito, a cui segue una nota della FOFI, che pure equivoca e a cui risponde l’Ufficio VIII ossia l’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute, con un intervento solo parzialmente condiviso dalla FNOVI, che genera una risposta del medesimo ufficio con interrogazione all’AIFA e al Ministero della Salute, uff IV DGSAF, a cui risponde ora l’AIFA con note AIFA/CS/P41490 e AIFA/CS/P41494 inviate alla Regione Friuli Venezia Giulia, all’Ufficio VIII (Ufficio Centrale Stupefacenti), alla FOFI e alla FNOVI e in cui chiede al Ministero della Salute, uff IV DGSAF, di rispondere.
Nel chiedersi come si sia regolata in merito, nel frattempo, l’ASL 4 MEDIO FRIULI, la FNOVI ribadisce come il rimbalzo di equivoci, inesattezze, diversità interpretative indicano chiaramente un assenza di certezza normativa, di chiarezza interpretativa e di conoscenza delle leggi ancora dopo molti anni dalla loro emanazione oltre ad evidenziare una difficoltà comunicativa tra i vari uffici ministeriali. Questa condizione di difficoltà applicativa ed interpretativa della normativa sul farmaco palesa, come più volte ribadito dalla Federazione, problemi che spesso stanno a monte, in una normativa troppo complessa e farraginosa madre di una burocrazia kafkiana.