Emilia Romagna: quale rilancio per l’apicoltura?

20/08/2012
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Il Presidente Fnovi replica  alle  parole  di Tiberio Rabboni, assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia Romagna,  ritenendo che non si possa rilanciare il settore apistico senza  l’opera dei veterinari.  I 10 mila operatori, di cui 800 professionisti, devono poter accedere a finanziamenti  utili ad ottenere una consulenza qualificata nel campo della diagnosi, prognosi e terapia, per la messa in atto di programmi di risanamento aziendali dalle patologie incurabili e per la conduzione biologica degli alveari. 

Stanziare  533 mila euro, senza prevedere finanziamenti in questa direzione non produce alcun rilancio dell’apicoltura, bensì procrastina  il perpetuarsi delle problematiche che hanno condotto l’apicoltura in un vicolo cieco: nel bricolage farmaceutico, nella schiavitù dalle molecole chimiche, nella contaminazione degli alimenti, nella  improduttività. Chi  insiste  con la promozione della figura del tecnico  apistico, retaggio dei  tempi   in cui i Consorzi Apistici sopperivano alla assenza  della Sanità Pubblica Veterinaria, quale unica  risposta alla richiesta di assistenza  e non sa riconoscere oggi il  ruolo e la  competenza veterinaria,   non vuole  il meglio  per l’apicoltura.

Acaricidi e  antibiotici nelle mani di  chiunque sono un boomerang che oggi spazza via le famiglie e mette le aziende a rischio di pesanti sanzioni. Tenere  lontani gli apicoltori dai veterinari  produce questi risultati:  l’occultamento delle  malattie infettive ed  infestive diffusive, il loro mancato controllo sul territorio nazionale,  la contaminazione della cera e dei  prodotto alimentari derivati dall’alveare da ogni sorta di molecola chimica,  l’instaurarsi  della  resistenza di acari e batteri ai principi attivi, l’indebolimento e la morte delle famiglie. Molte leggi regionali  e i relativi  finanziamenti  risentono della incapacità dei politici  di riconoscere  il valore professionale  del veterinario in questo settore zootecnico  e di distinguerlo da quello di figure laiche che di certo non possono svolgere attività medico veterinaria, né formare gli operatori sulle patologie e i relativi rimedi.  Gli apicoltori devono poter scegliere i loro consulenti  e quindi è necessario prevedere anche finanziamenti finalizzati all’assistenza  veterinaria. Le aziende zootecniche che non mostrano di essere in  linea con i Regolamenti CE sull’Igiene degli alimenti e con il Regolamento sul farmaco veterinario sono, a ragione,  ritenute ad “alto rischio”.

Chiediamo  una rettifica immediata della Proposta GPG/2012/1106 di Tiberio Rabboni, Deliberata dalla Giunta Regione Emilia Romagna con n° 1055/2012 del 23.07.12 e relativi allegati, in quanto non contemplante finanziamenti finalizzati  all’assistenza veterinaria.

Fonte: 
Presidente Gaetano Penocchio
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