I ministeri vigilanti approvano la riforma dell’ENPAV
I ministeri vigilanti approvano la riforma dell’ENPAV

I Ministeri Vigilanti hanno controfirmato la riforma approvata dall’Assemblea Nazionale dei Delegati lo scorso 23 settembre, senza sollevare rilievi, se non meramente tecnici e formali. È quanto si legge in un comunicato pubblicato sul sito dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Veterinari. Le misure previste diverranno attuative secondo le tempistiche previste.
“Si è trattato di una riforma imposta dalla necessità di assecondare le richieste ministeriali – ha dichiarato il Presidente Mancuso – e di cui abbiamo cercato di distribuirne il peso tra tutti gli iscritti. La sua approvazione senza rilievi da parte dei Ministeri vigilanti dà conferma della bontà del disegno, rispetto agli obiettivi”.
Queste le linee della riforma:
Il calcolo della media dei redditi per determinare l’importo della pensione, verrà effettuato arrivando progressivamente a considerare i migliori 35 redditi dichiarati durante tutta la vita contributiva (attualmente si calcolano i migliori venticinque sugli ultimi trenta anni).
Anticipazione al 1° gennaio 2013 dell’applicazione dei coefficienti di neutralizzazione sulle pensioni anticipate, previsti per l’anno 2017.
A decorrere dall’anno 2014, innalzamento a 62 anni dell’età anagrafica minima per il pensionamento di vecchiaia anticipato, in linea con il sistema pensionistico generale e con l’allungamento dell’aspettativa di vita.
Innalzamento del reddito massimo pensionabile a € 90.000, ampliando la fascia dei redditi dell’ultimo scaglione di riferimento per il calcolo della pensione. Questo provvedimento avrà efficacia dai redditi prodotti nell’anno 2013.
A decorrere dall’anno 2013, riduzione della perequazione annuale al 75% dell’inflazione per le pensioni in pagamento. Rimane la rivalutazione piena per le pensioni il cui importo minimo è previsto dal Regolamento. Questa misura è tesa a ridistribuire i sacrifici anche su coloro che già godono di un trattamento pensionistico e che stanno beneficiando di pensioni adeguatamente remunerate. Su richiesta dell’Assemblea, il Consiglio di Amministrazione ha esplicitamente assunto l’impegno di monitorare con attenzione la necessità di mantenere la perequazione in misura ridotta, tendendo al ripristino di una perequazione al 100% , ove i parametri della sostenibilità lo consentiranno.
Incremento graduale di mezzo punto percentuale all’anno, della percentuale del contributo soggettivo fino al 22% che sarà raggiunto nell’anno 2033. Rappresenta una continuità con la precedente riforma, che già prevedeva di arrivare al 18%, salvo che per la stabilità a cinquanta anni è stato necessario arrivare ad una percentuale più elevata. E’ stato testato che vi sia una remunerazione vantaggiosa dei versamenti anche con la massima contribuzione del 22%.
Incremento del contributo integrativo al 3% nell’anno 2027 e al 4% nell’anno 2030.