La FNOVI al Professional Day 2013

20/02/2013
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Si è svolta ieri la seconda edizione del Professional Day, l’assemblea virtuale organizzata dal Coordinamento Unitario Professioni (CUP), Associazione delle Casse Professionali (AdEPP) e Professionisti dell’Area Tecnica (PAT) per aprire un dialogo pubblico sulle prospettive di crescita del Paese e sul ruolo dei 2 milioni e 300mila iscritti agli Ordini e ai Collegi professionali.
Sono stati alcune centinaia i professionisti riuniti a gremire la sala dell’Auditorium in via della Conciliazione a Roma, moltissimi altri erano collegati in diretta satellitare e streaming da 102 città.
Presenza massiccia anche della “politica” con alcuni membri del Governo in carica e candidati alle elezioni.

In apertura dei lavori è intervenuta Paola Severino, Ministro della Giustizia: “gli interventi di liberalizzazione non hanno dimenticato la specificità del settore professionale. Si è trattato di aprire il mercato alla concorrenza, ma senza ridurre la qualità”.
Quattro sono stati i temi di discussione delle tavole rotonde: Lavoro e Welfare, Giustizia Legalità Economia, Ambiente e Sicurezza, Salute.
Per la Salute riportiamo l'intervento di Gaetano Penocchio, Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani.
1. Quale è lo stato di salute del sistema sanitario nazionale a suo giudizio?
E’ come un paziente non grave ma che non migliora perchè non viene curato o viene curato con terapie obsolete. Per guarire bisogna partire da una diagnosi corretta. Suggerirei di farla partendo da tre fattori critici.
i. Primo punto: SSN vuol dire salute dell’uomo, salute degli animali e sicurezza alimentare. Se manca questa visione completa del sistema-sanità, viene meno la modernità del principio ONE MEDICINE che tutte le autorità sanitarie mondiali vanno sostenendo. ONE MEDICINE vuol dire fare prevenzione attraverso una valutazione globale dei rischi di salute che sono trasversali alla vita delle persone, degli animali ed alla sicurezza alimentare. Questa carenza di vedute comporta inefficienze e spesa fuori controllo.
ii. Secondo punto: La politica è il peggior medico del SSN. Molti mali della sanità italiana sono stati causati da un governo poco “clinico” e troppo “partitico” del SSN e dei SSR. Se il sistema non è collassato sotto il peso degli sprechi, degli scandali, e della crisi è solo grazie ad eccellenti professionalità mediche, nel pubblico come nel privato. La Corte dei Conti e le Commissioni parlamentari sono state severissime verso un sistema ammalato dalla Politica fin troppo tollerante con i conflitti di interessi.
iii. Da ultimo, in questo quadro clinico, dobbiamo includere il federalismo selvaggio. Un incompiuto Titolo V della Costituzione ha lasciato che un valore costituzionalmente protetto come la salute, fosse lasciato in balia di una parcellizzazione di competenze organizzative, prive di coordinamento, alla mercé di una legislazione concorrente che ha prodotto un contenzioso Stata- Regioni costoso e che ha pesato negativamente sui tempi di modernizzazione del nostro SSN. Una riflessione sulla devoluzione sanitari è necessaria per in pazienti innanzitutto, ma anche per risparmiare sulla spesa pubblica.
2. Cosa fanno ogni giorno le professioni sanitarie?/chi è il responsabile della tutela della salute?
Le professioni mediche lavorano ogni giorno per la salute dei loro pazienti. Ogni giorno lottano per far prevalere le ragioni del paziente su quelle del sistema, troppo complesso e farraginoso. Sempre più di frequente il quotidiano dei medici e dei veterinari si confronta con la prevenzione degli stati di malattia e svolge un ruolo culturale di educazione alla salute. In questo senso, il responsabile della salute siamo tutti noi cittadini della Repubblica, perché così ci dice la nostra Costituzione. Il diritto alla salute ha come contraltare il dovere delle istituzioni e dei legislatori di agire per il più alto livello di benessere psico-fisico. Ma anche i cittadini devono sentirsi responsabilizzati, assumendo stili di vita sani e facendo più prevenzione. Questo sistema di corresponsabilità è evidente se pensiamo ai farmaci, alla necessità di farne un uso razionale e sotto lo stretto controllo del medico. L’antibiotico resistenza è un paradigma perfetto di quanto sostengo e vale per gli uomini come per gli animali. Certo, l’abilitazione di Stato e l’iscrizione ad un Ordine professionale responsabilizzano in modo particolare le professioni mediche ad assumere un impegno esclusivo per il bene dei cittadini attraverso un esercizio non solo competente in senso stretto ma anche deontologicamente ispirato e sempre più eticamente orientato.
3. Si parla di "semplificazione". Il termine ha il medesimo significato per le professioni sanitarie e per il governo?
In un Paese normale dovrebbe essere così. Dovrebbe esserci una esatta coincidenza di intenti tra lo Stato e la classe intellettuale. La semplificazione, per chi esercita una professione sanitaria libera risorse ed energie a favore del paziente, è un vantaggio per tutto il Sistema-Salute, sotto tutti i punti di vista. Non chiediamo sconti di professionalità ma una professione liberata da briglie burocratiche e lentezze decisionali che si manifestano a tutti i livelli, dall’Ente locale fino al Parlamento. Il medico deve fare il medico e non il burocrate, deve curare il paziente e non un sistema autoreferenziale che dietro il cartolarismo nasconde le sue incapacità. L’informatizzazione dei processi è una cosa ottima ma rischia di risentire delle stesse incomprensibili pesantezze che allontanano il paziente, scoraggiano e demotivano la classe medica. La burocrazia telematica resta burocrazia. Il paziente vuole guardare in faccia il medico e parlargli, non vederlo alla tastiera di un computer in balia di sistemi informativi che, tra l’altro, non possono funzionare bene in un Paese dove la vera banda larga è un miraggio. La semplificazione favorisce anche la trasparenza. E se c’è trasparenza è anche più facile individuare il merito.
4. Immaginiamo per un momento che il SSN venga "dismesso" che scenario si presenterebbe?
Se parliamo di un day after senza welfare, senza ospedali, senza servizi di emergenza, senza cure, abbiamo solo due scenari possibili: o quello di una science fiction degna dei migliori autori del genere, oppure quello più cinicamente realistico di un mercato della salute, dove l’obiettivo sarebbe il profitto e non il paziente. Non sono comunque a conoscenza di Paesi, neppure tra i più poveri del mondo, dove non esista una forma di welfare organizzato o dalle istituzioni o dalle Ong mediche. Il che mi fa concludere che anche dove non ci fosse qualcosa di simile ad un SSN i medici ci sarebbero comunque. E gli Ordini sarebbero con loro.

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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