Il ruolo dei medici veterinari nei controlli e nelle corrette pratiche di gestione degli alimenti
Il ruolo dei medici veterinari nei controlli e nelle corrette pratiche di gestione degli alimenti

La lotta allo spreco di cibo parte da un paradosso: per la Fao bisogna aumentare la produzione di alimenti del 70% per sfamare tutto il globo, ma intanto si getta via più di un terzo degli alimenti prodotti. Certo, si tratta di una media, ma in Italia la musica non cambia di molto: secondo Waste Watcher, l’Osservatorio internazionale dell’Università di Bologna, il 25% della spesa alimenti finisce nella spazzatura di casa.
Una distorsione che rende urgente promuovere buone pratiche sulla corretta gestione del cibo e la revisione di quelle normative che imporrebbero, a partire dal nostro Paese, la cessione dell’invenduto agli enti assistenziali.
E in questo scenario complesso un ruolo fondamentale lo gioca il medico veterinario, attore fondamentale del Sistema di allerta comunitario per la sicurezza degli alimenti e dei mangimi (Rasff).
L’Italia è salda in testa alla classifica europea per numero di segnalazioni lanciate in seguito a pericoli chimici, fisici o biologici. Segno che la fase dei controlli funziona, mentre c’è ancora molto da fare per realizzare una vera sensibilizzazione. Tema caro ai medici veterinari è quello del ‘world food’, espressione con la quale si identifica la provenienza del cibo dalle diverse parti del mondo con tutti i problemi connessi sotto il profilo dei controlli e della sicurezza dei prodotti. La Sanità Pubblica Veterinaria ha sempre avuto un ruolo chiave nella promozione di produzioni alimentari salubri, coadiuvata nel controllo delle filiere agro-zootecniche dalla componente libero professionale.
Ed è da questo impegno costante della categoria, rappresentata dalla FNOVI (Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani), che deve svilupparsi il resto del lavoro.
Un impegno, in capo alle istituzioni italiane e comunitarie, che non può prescindere dall’aspetto normativo. A Bruxelles, per esempio, si sta discutendo il progetto di revisione dei sistemi di controllo per garantire alimenti e mangimi sicuri. In Italia, invece, dove i risparmi imposti dalla legge di stabilità prevedono una riduzione di 8 milioni di euro alla Sanità pubblica veterinaria, dal 2003 esiste una Legge, detta ‘del buon Samaritano’, che dovrebbe incentivare le ditte di alimenti a cedere l’invenduto agli enti assistenziali. Legge praticamente sconosciuta ai più. Cosa fare? Sicuramente valorizzare il gruppo di lavoro istituito dal ministero dell’Ambiente per approfondire gli impatti del cibo sprecato, di cui fanno parte anche i medici veterinari, che dovrà indicare le linee guida per risolvere una piaga che nel mondo, secondo la Fao, vede 842 milioni di persone affette da fame cronica.