È reato detenere un animale in condizioni incompatibili con la sua natura

Corte di Cassazione
19/02/2015
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Inasprimento dell’orientamento della Cassazione nei confronti di chi maltratta gli animali.

Rischia una condanna penale chi detiene gli animali domestici in condizioni incompatibili con la loro natura, anche se li nutre adeguatamente.

Questo quanto sancito dalla Corte di Cassazione che (con la sentenza n. 6829 del 17 febbraio 2015) ha ammonito quanti obbligano a vivere gli amici a quattro zampe in condizioni poco consone con la loro indole, confinati in luoghi angusti.

I giudici in ermellino hanno così  reso definitiva la condanna di un proprietario di un cavallo che deteneva l’animale in un box angusto, spiegando che “in tema di maltrattamento di animali, il reato permanente di cui all’art. 727 codice penale è integrato dalla detenzione degli animali con modalità tali da arrecare gravi sofferenze, incompatibili con la loro natura, avuto riguardo, per le specie più note (quali, ad esempio, gli animali domestici), al patrimonio di comune esperienza e conoscenza e, per le altre, alle acquisizioni delle scienze naturali”.

Inutile il tentativo della difesa dell’imputato – che è stato condannato a oltre 12 mila euro fra ammenda, spese legali e risarcimento agli enti costituiti - di smontare l’impianto accusatorio sostenendo che il cavallo era stato ben nutrito ed era regolarmente visitato da un medico veterinario.

Da più parti è stata sottolineata l’importanza del pronunciamento che arriva in un momento in cui ci sono timori che il nuovo decreto legislativo sulla “tenuità” del reato possa rendere vane le norme a tutela degli animali.
 

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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