Uso degli antimicrobici, i rischi per la salute dell’uomo e dell’animale
Uso degli antimicrobici, i rischi per la salute dell’uomo e dell’animale

Gli antimicrobici, come gli antibiotici, sono sostanze che uccidono o inibiscono la crescita di microrganismi e virus; l'Italia è una delle maggiori consumatrici a livello europeo. Come è noto, si tratta di prodotti comunemente usati nel trattamento di patologie umane, e hanno un ruolo vitale nel ridurre il rischio di complicazioni, per esempio in chirurgia. Gli antimicrobici sono usati frequentemente anche in medicina veterinaria, ad esempio per combattere mastite e polmonite, oltre che per scopi non propriamente terapeutici, come fattori di prevenzione delle malattie.
È altrettanto risaputo che l'uso di alcuni antimicrobici, sia nell’uomo sia negli animali, produce la comparsa di una vera e propria “resistenza” contro questi antibiotici da parte di batteri che possono quindi produrre infezioni, sia nell’uomo, sia negli animali.
La lotta all’antimicrobico-resistenza è stata oggetto di una Conferenza internazionale voluta dal Ministero della salute nell’ambito del semestre italiano di presidenza Ue. I relatori della due giorni di lavori hanno descritto il quadro complesso di un problema che è mondiale, e che mette a serio rischio la salute umana.
Gli antimicrobici, infatti, presentano alcune caratteristiche che ne rendono difficoltoso lo sviluppo: non risultano appetibili per l’industria, data la difficoltà a reperire nuove molecole (l’ultima data del 1987), la facilità di sviluppo della resistenza a tali farmaci, i brevi tempi di utilizzo auspicati, la pressione a una riduzione del loro utilizzo e, non ultimo, i costi di produzione.
Per questo i diversi organismi della Ue convocati dal Ministero si sono mobilitati, ciascuno per le proprie finalità e competenze, per elaborare proposte e documenti di lotta alla antimicrobico-resistenza (Amr), che verranno discussi a novembre 2015.
Dal momento che risulta dimostrata l’Antimicrobico-resistenza da zoonosi, e cioè che dall’animale può essere “passata” all’uomo, sono necessari studi in merito alla sua diffusione per via alimentare con alimenti di origine animale, così come occorre un approfondimento circa le implicazioni che il sistema di allevamento intensivo potrebbe avere nell’inquinamento delle acque con organismi Amr.
Al di là dell’incidenza in campo umano che questi studi potranno dimostrare, rimane infatti l’interrogativo, non affrontato, di quale sia il bisogno reale di diffusione dell’allevamento intensivo, che ha reso necessaria la medicalizzazione degli allevamenti.
La professione veterinaria è stata investita attivamente del problema a livello mondiale. I medici veterinari di tutti i paesi sono impegnati nella riduzione dell’uso degli antimicrobici.
L’Italia, nel biennio 2012-2013 ha diminuito l’utilizzo di antimicrobici in veterinaria del 13% rispetto agli anni precedenti ed è impegnata a raggiungere i traguardi di paesi che hanno visto il calo di antimicrobici, soprattutto in zootecnia, anche del 50%. Grande l’impegno della FNOVI nei percorsi di formazione in tal senso anche per i veterinari che si occupano di animali d’affezione e che vivono a stretto contatto, nelle famiglie, di bambini e anziani.