Quota di Iscrizione agli Albi professionali dei professionisti dipendenti

La FNOVI stigmatizza la possibilità di porla a carico della PA
15/07/2015
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Una recente sentenza della Cassazione Civile (la n. 7776 del 16.04.2015) ha sancito che se l’esercizio della professione è svolto nell’interesse esclusivo dell’Ente datore di lavoro, il pagamento della tassa di iscrizione all’Albo/Ordine/Collegio del dipendente ivi iscritto è a carico dell’Ente datore di lavoro, rientrando tra i costi per lo svolgimento di attività che deve gravare sull’Ente stesso, e se tale pagamento viene anticipato dal dipendente deve essere rimborsato dal medesimo Ente.
La sentenza ha suscitato clamore nell'ambito dei professionisti dipendenti, tanto che tutte le compagini sindacali, si sono immediatamente attivate.
Deludente la posizione dei sindacati soprattutto di quelli professionali che, senza alcuna analisi di prospettiva, hanno inoltrato agli iscritti la modulistica per  chiedere il rimborso delle quote di iscrizione agli Ordini degli ultimi 10 anni. Deludente perché miope.
Improponibile mettere in carico ai cittadini le quote di iscrizione senza mettere a rischio l’esistenza stessa del sistema professionale che, ancorché spesso poco conosciuto dagli stessi iscritti, regola le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi Albi o elenchi. Il sistema professionale definisce i requisiti culturali e legali per l’esercizio di una professione “protetta”, ovvero riserva agli iscritti gli atti “tipici” della professione.

È nota la propensione da parte di molti iscritti a sottovalutare se non a contestare il sistema ordinistico. Ma senza un sistema che delimita aree riservate, apriremo all’esercizio delle professioni “a chi ha conoscenza ed abilità per esercitarle”. Consegneremo, a chi avrà fantasia per immaginare nuovi profili (vedi ASU) e al mercato, la nostra professione.
La Federazione nei mesi scorsi si era premurata di chiedere alla Direzione generale delle professioni sanitarie e delle risorse umane del Servizio Sanitario Nazionale del Ministero della salute di esprimere il proprio parere in argomento
L’intervento della Federazione ha preso spunto dall’opportunità di evitare che gli enti pubblici (anche all'interno dello stesso comparto) possano adottare soluzioni differenti a fronte del medesimo problema, senza contare il vantaggio che si avrebbe nell’evitare l'insorgenza di contenziosi in materia.
 

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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