Replica della FNOVI ad un articolo de L’Informatore Agrario

09/01/2009
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Immediata la reazione della FNOVI ad un articolo apparso su “L’Informatore Agrario” del 19 dicembre u.s.. Il settimanale, che si rivolge a tecnici, imprenditori, allevatori e agricoltori ha infatti pubblicato – nella rubrica “Lettere al direttore” – un articolo, a firma Filippo Rossi e dal titolo: "Richieste inaccettabili dai veterinari", che poggia su alcune vistose inesattezze dalle quali gioco-forza scaturiscono congetture fantasiose, prive di riscontro tanto nei fatti di cui si vuol parlare quanto negli intendimenti che si vogliono arbitrariamente attribuire alla Federazione. 



L’autore infatti riferisce della circostanza che la FNOVI sta adoperandosi per “una definizione legale di atto medico veterinario che, se trasformata in legge, avrebbe conseguenze pesanti sul sistema zootecnico italiano. Diventerebbero infatti “atto medico veterinario” tutte le “attività compiute con l’obiettivo di mantenere e promuovere la salute ed il benessere degli animali”.

Il sig. Rossi sostiene che “con una definizione così ampia ogni pratica zootecnica, dall’assistenza agli allevamenti, alla formulazione delle razioni o mangimi diventerebbero “atto medico veterinario”, eseguibile unicamente da un veterinario o sotto la sua supervisione. Anche la progettazione di stalla e porcilaie, avendo a che fare con il benessere animale, potrebbe diventare “atto medico veterinario”!”.

Nella nota di replica a firma del Presidente Gaetano Penocchio si legge che non risulta riportata “correttamente la definizione di “atto medico veterinario”, vale a dire di quell’insieme di attività compiute “nel rispetto dei valori etici e deontologici, con l’obiettivo di mantenere e promuovere la salute e il benessere degli animali”. In quel “tutte” citato dal Signor Rossi la FNOVI ricomprende: “le attività di prevenzione della malattie degli animali; le procedure diagnostiche, terapeutiche, comprese le medicine complementari, e riabilitative”. Rientrano inoltre nelle azioni del medico veterinario “le attività relative alla protezione dell’uomo dai rischi e dai danni derivanti dalle malattie degli animali, dal consumo di prodotti di origine animale con riguardo all’intera filiera produttiva finalizzato alla sicurezza alimentare; le certificazioni e le prescrizioni relative a tutti gli atti sopradescritti”.

La FNOVI, nel ricordare che la definizione è la traduzione italiana del Veterinary Act, approvato in seduta plenaria dalla FVE (Federation of Veterinarians of Europe) nell’aprile del 2008 e riportante la descrizione adottata in sede europea delle attività tipiche e riservate della professione medico veterinaria, respinge inoltre le accuse di “invasione di campo” poiché non esiste ad oggi nessuna diversa laurea sanitaria, né nel nostro Paese sono definiti profili professionali con competenze sulla salute degli animali.

Infine si legge che “incomprensibile, perché inspiegabile, è anche la relazione fra la definizione delle competenze mediche ed un presunto aumento dei costi a carico dell’allevatore. Chi scrive è soggetto co-fondatore di una Fondazione per i Servizi di Consulenza Aziendale che insieme ad agronomi e agrotecnici e forestali valorizza e integra le rispettive competenze professionali al servizio della PAC e dell’economia agro-zootecnica nazionale”.

La note si conclude con l’auspicio della FNOVI affinché la definizione di “atto medico veterinario” venga accolta dal Legislatore e dal nostro ordinamento giuridico, supportata dall’OIE (Office International des Epizooties) e fatta propria dal Ministero del lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Le valutazioni sono in corso nelle sedi preposte.

In allegato si pubblicano la lettera del Sig. Filippo Rossi e la replica della Federazione pubblicata da L'Informatore Agrario n. 1/2009

La lettera del sig. Rossi

La replica della FNOVI

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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