FNOVI: “l’Autorità contesta la legge”
FNOVI: “l’Autorità contesta la legge”

L'Antitrust ha diffuso la sua periodica segnalazione alle istituzioni sulle liberalizzazioni. Per l’AGCM gli ordini sono vere e proprie «caste», favorite da una regolamentazione normativa, unica in Europa, che attribuisce loro ingiustificati privilegi. Il Garante prevede «l’abolizione delle tariffe minime, percorsi più agevoli di accesso alle professioni, un sistema degli Ordini aperto alle rappresentanze di soggetti terzi, l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione».
L'Antitrust ha diffuso la sua periodica segnalazione alle istituzioni sulle liberalizzazioni. Per l’AGCM gli ordini sono vere e proprie «caste», favorite da una regolamentazione normativa, unica in Europa, che attribuisce loro ingiustificati privilegi.
Nell’ottica di favorire la più ampia liberalizzazione dei servizi professionali il Garante prevede «l’abolizione delle tariffe minime, percorsi più agevoli di accesso alle professioni, un sistema degli Ordini aperto alle rappresentanze di soggetti terzi, l’istituzione di corsi universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione all’esercizio della professione».
Se è vero che per l'antitrust le liberalizzazioni sono un "obiettivo", per la politica dovrebbero essere un "mezzo". Ma se la costituzione ha il fine di promuovere il "progresso socio economico" dei cittadini, lo stesso spesso può essere raggiunto tramite le liberalizzazioni, ma confondere lo strumento con il fine è un rischio altissimo.
Non siamo d’accordo con l’Autorità e con i mercatisti tutte le volte che il termine "libertà" viene assunto come sinonimo di "anarchia", ossia come totale assenza di principi regolatori.
In merito alle tariffe la FNOVI ha adeguato il proprio codice deontologico eliminando il riferimento alle tariffe minime deontologiche, ma la Federazione non ha dimenticato ed ha chiaro che i compensi dei professionisti sono regolati dall'art. 2233 c.c. che indica nelle tariffe il parametro a cui il giudice deve fare riferimento in caso di mancato accordo tra professionisti e clienti e, al contempo, prescrive al professionista di definire il proprio compenso alla luce del decoro della professione e l'importanza dell'opera.
Come si può pensare che l'esame di stato per l'esercizio professionale venga fatto coincidere con l'esame di laurea? Come si può immaginare un mercato di servizi professionali che agiscono sulla salute degli animali e dell’uomo, senza prevedere riserve di attività? Non esiste nessuna norma e principio dell'ordinamento, italiano e comunitario, che impone una tale soluzione il cui risultato sarebbe la fine delle professioni e dei professionisti.
In Italia le professioni intellettuali, con buona pace dell’Autorità, sono soggette ad una consistente regolamentazione, riguardante sia le condizioni di accesso al mercato che le modalità di svolgimento dell’attività. L’accesso al mercato resta condizionato al possesso dei requisiti prescritti, che vanno dal semplice titolo di studio, al tirocinio, all’esame di Stato, all’iscrizione in un albo professionale.
Non c’è opportunità che l’AGCM si sostituisca al Parlamento. Non è corretto che il presidente di AGCM attacchi gli Ordini e i professionisti perché quanto contestato è previsto dalla legge. Scriva al Parlamento e faccia cambiare la legge o, se la ritiene anticoncorrenziale, la disapplichi.