La febbre dell'albo che contagia l'Aula

Replica della FNOVI
23/03/2009
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Il sig. Rizzo ci riprova ed in un articolo sul Corriere della Sera.it che vuole essere ironico si ricorda ancora dei veterinari riportando le stesse “imprecisioni” già contenute nel suo precedente libro

Il sig. Rizzo ci riprova ed in un articolo sul Corriere della Sera.it che vuole essere ironico si ricorda ancora dei veterinari riportando le stesse “imprecisioni” già contenute nel suo precedente libro e parlando di tariffe scrive: "Le tariffe minime, per esempio. Il Ministro dello Sviluppo Pier Luigi Bersani era riuscito a far passare un provvedimento che eliminava i tariffari e cancellava l'anacronistico divieto di fare pubblicità. Per arrivarci c'erano voluti fatti di cronaca come quello di cui è stata protagonista la veterinaria torinese Laura Bertolazzi, responsabile di un'associazione che cura gli animali delle persone non abbienti a prezzi ben inferiori alle tariffe minime. Che per questa colpa si è beccata tre sospensioni dal suo albo".
Ci avevano già provato Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel loro recente saggio intitolato “La deriva. Perché l’Italia rischia il naufragio”. Gli Ordini non tengono ordine, ma guai a chi li tocca, dicevano e il capitolo “E c’è chi vuole l’Albo degli imam” è dedicato a noi.
Siamo citati a pagina 241, per la nota indagine dell’Antitrust originata da una Collega “esasperata”, scrivono, dal fatto di non aver potuto applicare tariffe al di sotto dei minimi.
Lei, “che dirige un’associazione senza scopo di lucro, dedita a curare gli animali delle persone anziane e meno abbienti, applicando tariffe più che dimezzate rispetto a quelle minime dell’ordine, è stata sospesa tre volte”.
Per Stella e Rizzo è motivo di scherno il fatto che la Commissione d’Appello abbia confermato l’ultima sospensione già “affibbiata”, non più stavolta per non aver rispettato le tariffe minime e aver fatto pubblicità “ma perché un figlio ha vicino alla madre un negozio di prodotti per animali”. E quindi concludono: “Conflitto di interessi, cara collega, così non si fa. Non sono tollerabili in Italia i conflitti di interessi!”.
Ho scritto agli autori.

Stimati Stella e Rizzo,
avete troppo seguito fra i lettori italiani per farci desistere dal dire la nostra sulla “deriva” del nostro Paese. Specialmente dopo essere stati citati nel caustico capitolo dedicato agli ordini professionali, proprio noi veterinari, regolarmente dimenticati da chiunque parli o scriva di professioni intellettuali.
Ma non poteva essere che per dir male di noi, permetterci fra quelli “che graffiano come gatti selvatici” se qualcuno ci tocca. Ci dispiace. Ci dispiace essere accostati ad albi per imam, stenotipisti, terminologi, ecc.
Ci sono scuole di pensiero che non sentono il bisogno di organizzare la società per competenze. La nostra Costituzione invece sì ed è per questo che all’articolo 33 recita: “È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale”.
La legge “fondamentale” è questa, non quella “fascistissima” del 1938, “l’anno delle leggi razziali”. Si ipotizzi pure che le professioni di medico, di odontoiatra e di medico veterinario siano esercitate senza l’iscrizione a un Albo, ma per ora nel nostro Paese quest’ipotesi integra il reato di abuso di professione, un reato penalmente perseguibile.
La tariffa minima non è mai stata un privilegio,bensì il parametro dei livelli minimi di qualità, un parametro di cui l’utente è stato privato. La pubblicità sanitaria, invece, è una particolare specie di informazione al pubblico che si fonda sul divieto di indurre nei cittadini un bisogno artificioso di prestazioni sanitarie. Sarebbe come invitare a farsi operare di tonsille perché ci sono grandi sconti nella tal clinica.
Nel vostro libro non lo dite, eppure è per comportamenti come questi che l’Ordine apre un procedimento disciplinare, come pure per malpractice. Ma non ci meravigliamo: quando l’Ordine non interviene si dice che “non fa ordine”, quando lo fa che non avrebbe dovuto.
Cari Stella e Rizzo, gli Ordini professionali regolamentano una professione in una società organizzata per competenze per garantire al cittadino che un medico è davvero tale. Rinunciare ad un assetto che ha radici nei principi fondamentali della Costituzione porta davvero alla deriva… senza competenza e senza deontologia un certo giornalismo ha già fatto naufragio.
Cordiali saluti.

Gaetano Penocchio
Il Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari Italiani
p.s. Dimenticavo: ai tempi dell’istruttoria dell’Antitrust, in Parlamento sedevano ben 2 (due) medici veterinari. E sono giornalista
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Articolo sul Corriere della Sera.it

Fonte: 
Presidente Gaetano Penocchio
FNOVI!
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