Dicono di noi
Dicono di noi

Il Consiglio nazionale degli ordini dei veterinari ha capito che sul piano della comunicazione occorre fare molto di più. Ma cosa e come? Se ne è discusso nel corso dello stage formativo che si è svolto ad Alghero. A trattare l'argomento è stato chiamato Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera. Sfruttando la sua capacità di comunicare, ha lanciato ai veterinari alcune provocazioni: «il vostro problema è avere una maggiore visibilità o fornire all'opinione pubblica le informazioni scientificamente corrette per impedire ai mass media di combinare pasticci?».
Lo strano legame stampa-sanità
Domenica 07 giugno 2009
L a comunicazione in sanità, dopo anni di totale disinteresse, comincia ad essere valutata per la sua importanza. Che è molteplice perché è un mezzo formidabile per far circolare le informazioni verso gli utenti, per aggiornare chi svolge attività sanitarie e soprattutto in presenza di grandi emergenze. In questi casi un'informazione corretta è indispensabile. Come ha dimostrato l'ultimo allarme per l'influenza suina messicana, un'informazione qualificata può evitare conseguenze spiacevoli.
Il Consiglio nazionale degli ordini dei veterinari ha capito che sul piano della comunicazione occorre fare molto di più. Ma cosa e come? Se ne è discusso nel corso dello stage formativo che si è svolto ad Alghero. A trattare l'argomento è stato chiamato Beppe Severgnini, giornalista del Corriere della Sera, in Sardegna per presentare il suo ultimo libro.
Sfruttando la sua capacità di comunicare, ha lanciato ai veterinari alcune provocazioni: «il vostro problema è avere una maggiore visibilità o fornire all'opinione pubblica le informazioni scientificamente corrette per impedire ai mass media di combinare pasticci?».
Le risposte sono state soprattutto su questo secondo versante: c'è il problema del randagismo e leggiamo sui giornali i giudizi di persone che non hanno alcun titolo professionale per rispondere. «Oppure, ha detto la presidente di un ordine veterinario, Daniela Boldrini - quando viene richiesto il parere di uno di noi si può stare al telefono con un giornalista per quaranta minuti, come è accaduto a me, e trovarsi il giorno dopo sul giornale "una frase una" e neppure la più importante».
Una serie di lagnanze che Severgnini - al suo fianco il presidente dell'Ordine provinciale di Sassari, Tempio e Olbia, Andrea Sarria, e l'omologo di Bologna, Laurenzo Mignani - ha raccolto e sintetizzato. «C'è una vostra esigenza di avere maggior spazio sui media soprattutto in occasione delle grandi emergenze sanitarie» ha detto il giornalista. «Ma c'è anche il dovere dei giornalisti di fare uno sforzo in più per approfondire i temi che si affrontano. Nei paesi anglosassoni, nelle varie strutture, c'è la figura del «Medical corrispondent», cioè un sanitario che ha studiato comunicazione. Questo favorisce il rapporto con la stampa. Da noi non sempre gli Ordini professionali sono disponibili a svolgere questo ruolo».
Qual è la soluzione migliore? «Utilizzare di più i siti internet per far arrivare le notizie, disporre di un ufficio stampa o, ancora meglio, di un professionista che sappia comunicare. Vedrei bene - ha detto Severgnini - anche l'inserimento nelle Facoltà di Medicina, Veterinaria e così via di un esame sulla comunicazione. Non basta saper fare bene il proprio lavoro, è importante anche farlo conoscere».
GIBI PUGGIONI