Importazione cani, le regole non sono cambiate
Importazione cani, le regole non sono cambiate

Nell’ultima newsletter della FVE - che sta preparando un report riassuntivo di prossima pubblicazione - sono commentati i risultati del sondaggio sul traffico illegale di cuccioli nei paesi membri dell’associazione. In Italia il commercio dei cuccioli dai paesi dell’est è materia sulla quale spesso vengono diffuse notizie imprecise se non errate che possono far nascere equivoci: una recente nota dalla Direzione generale di Sanità animale a firma del Direttore dr.ssa Gaetana Ferri risponde ad una richiesta da parte della LAV.
Nell’ultima newsletter della FVE - che sta preparando un report riassuntivo di prossima pubblicazione - sono commentati i risultati del sondaggio sul traffico illegale di cuccioli nei paesi membri dell’associazione.
Quanto emerso dall’indagine conoscitiva in Europa è in linea con i risultati del sondaggio che la Fnovi aveva proposto ai colleghi nel 2007: i cuccioli con documentazione non conforme, vaccinazioni non eseguite e stato sanitario non buono, provengono quasi esclusivamente dai paesi dell’Europa dell’est.
Per i colleghi europei del servizio pubblico, il fenomeno dell’importazione illegale è occasionale o frequente e la maggior parte dei loro controlli prende origine da informazioni ricevute da organizzazioni di allevatori o da associazioni protezionistiche.
In Italia il commercio dei cuccioli dai paesi dell’est è materia sulla quale spesso vengono diffuse notizie imprecise se non errate che possono far nascere equivoci.
Le norme vigenti - consultabili anche sul sito del Ministero -sull’introduzione di animali per scopi commerciali definiscono quali siano gli obblighi relativi alla vaccinazione antirabbica.
Sempre in tema di importazioni è recentissima la nota inviata dalla Direzione generale di Sanità animale a firma del Direttore dr.saaa Gaetana Ferri come risposta ad di una richiesta di delucidazioni da parte della LAV.
Per riassumere, cuccioli devono sempre ed inderogabilmente essere:
-identificati con microchip o tatuaggio
-scortati da passaporto
-vaccinati contro la rabbia.
Su questo requisito è doveroso precisare che, contrariamente a quanto viene a volte riportato le spedizioni di cuccioli, come definito dalla Decisione 2005/91/CE e come ribadito dalla Commissione europea, possono essere effettuate sempre e soltanto dopo 21 giorni la conclusione del protocollo vaccinale nello Stato membro di origine.
Questa regola oltre a tutelare la sanità pubblica dal rischio rabbia (zoonosi tutt’altro che eradicata in Europa e nel mondo) permette di evitare che siano spediti animali troppo giovani per essere allontanati dalle madri.
E’ utile ricordare, infatti, che anche il Regolamento 1/2005/CE sulla protezione degli animali durante il trasporto, vieta qualsiasi spostamento senza la madre in cuccioli inferiori alle 8 settimane.
Qualora i medici veterinari, sia pubblici che privati, visitino cuccioli dove già dal passaporto risulta un protocollo vaccinale non effettuato o non concluso devono sicuramente continuare a comunicare al Ministero l’irregolarità (tramite UVAC-ASL).
A questo seguirà la rivaccinazione del cane per sanare l’irregolarità ed i conseguenti provvedimenti amministrativi, anche sanzionatori nei confronti di coloro che non hanno segnalato le irregolarità come previsto dalle norme generali sugli scambi, recepite in Italia dal Decreto legislativo n. 28 del 30-1-1993 e dal DM del 20-11-2000.
Come spesso affermato solo la collaborazione fra colleghi e la tempestiva comunicazione delle irregolarità potrà limitare le importazioni illegali.