La rabbia e la professione veterinaria

04/12/2009
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Apprendiamo non senza preoccupazione la notizia dell’ulteriore allargarsi della rabbia in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, confermata dagli ultimi ritrovamenti di soggetti infetti, e quindi dell’incremento del pericolo del passaggio tra ciclo silvestre e ciclo urbano. La medicina veterinaria da anni cerca di migliorare l’immagine professionale, anche e soprattutto mediante la divulgazione del significato di “medicina preventiva”, concetto importantissimo per la salute sia dei nostri singoli pazienti, sia dei loro proprietari.

Apprendiamo non senza preoccupazione la notizia dell’ulteriore allargarsi della rabbia in Friuli Venezia Giulia e in Veneto, confermata dagli ultimi ritrovamenti di soggetti infetti, e quindi dell’incremento del pericolo del passaggio tra ciclo silvestre e ciclo urbano.
La medicina veterinaria da anni cerca di migliorare l’immagine professionale, anche e soprattutto mediante la divulgazione del significato di “medicina preventiva”, concetto importantissimo per la salute sia dei nostri singoli pazienti, sia dei loro proprietari.
La vaccinazione antirabbica pre-contagio resta da decenni il cardine della barriera che si pone tra la rabbia silvestre e la possibilità che questa malattia possa comparire all’interno delle nostre abitazioni e tra le nostre famiglie; è una delle poche vaccinazioni che si eseguono per motivi di salute pubblica, anche quando non sussiste sul territorio un reale pericolo di contagio, dato il pesante conto di vite umane che reclama ogni anno nel mondo questa malattia, incurabile una volta contratta.
Il controllo delle zoonosi gravi come la rabbia richiede a nostro avviso la completa e intelligente collaborazione di tutte le componenti della veterinaria; esse però devono agire in modo coerente e coordinato, con la partecipazione di tutti alle iniziative di divulgazione e nelle campagne vaccinali.
Proprio in merito alle modalità operative, l’occasione è utile per ricordare che l’attività di vaccinazione degli animali è tipica ed esclusiva del medico veterinario e che per effettuarla non c’è bisogno di ulteriori autorizzazioni.
Richiamiamo inoltre che, anche nelle situazioni di emergenza, non vanno dimenticate le buone pratiche veterinarie e che la vaccinazione deve essere preceduta dall’identificazione dell’animale e dalla visita clinica e seguita dalla prevista certificazione e dall’invio del Modello 12 (Regolamento di Polizia veterinaria 320/54).
Le campagne vaccinali dovranno essere effettuate in ambienti che offrono garanzie igienico sanitarie, di sicurezza e di benessere degli animali o presso il domicilio del proprietario.
Allo scopo, ove esistenti, potranno essere utilizzate le strutture veterinarie private.
Relativamente agli onorari è appena il caso di ricordare che le Regioni non hanno nessun titolo per definire ed imporre un tariffario per le prestazioni libero professionali.
Per la definizione delle tariffe minime è disponibile lo Studio indicativo in materia di compensi professionali del medico veterinario , fatti salvi accordi diversi tra le Pubbliche Amministrazioni e gli Ordini professionali.

Si pubblica in allegato la comunicazione inviata dalla Regione Lombardia.

file allegato

Ordinanza ministeriale

Fonte: 
Ufficio Stampa
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