Taglio della coda
Taglio della coda

Nella giornata di ieri 13 febbraio si è tenuta la riunione convocata dal Ministero della Salute per discutere dell'Ordinanza ministeriale emanata il mese scorso sui cani pericolosi e per esaminare, in particolare, il divieto del taglio della coda da essa introdotto.
All'ordine del giorno: verificare l'opportunità di redigere delle linee guida di applicazione dell'Ordinanza che contemplassero l'esclusione dal divieto del taglio della coda per le razze da lavoro che nel loro standard prevedono quest'intervento.
Come già comunicato, nella giornata di ieri 13 febbraio si è tenuta la riunione convocata dal Ministero della Salute per discutere dell'Ordinanza ministeriale emanata il mese scorso sui cani pericolosi e per esaminare, in particolare, il divieto del taglio della coda da essa introdotto.
Erano presenti per la FNOVI il Dr. A. Vezzoni, per il Ministero della Salute la Dr.ssa Ferri, il Prof. Papalia e la Dr.ssa Finocchi, per il MIPAF il Dr. Ciarafoni, il Dr. Golinelli ed il Dr. Ambrosi, per le Regioni il Dr. Loretti della Toscana, anche a nome della Società di Medicina Preventiva (Sivemp), e il Dr. Diegoli dell'Emilia e Romagna, il Dr. Bizzacchero segretario dell'On. Lion, Presidente della XIII Commissione Agricoltura della Camera, il Dr. Sbizzera (ASL di Verona) consigliere dell'On. Patta, Sottosegretario al MinSal con delega per la veterinaria, per l'Anmvi il Dr, Colangeli, per l'ENCI l'Avv. Clemente Grosso del Consiglio Direttivo e il Dr. Pierluigi Pezzano Presidente del Dobermann Club e il Prof. Giovanni Cardini della Facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa.
L'argomento della riunione era quello di verificare l'opportunità di redigere delle linee guida di applicazione dell'Ordinanza che contemplassero l'esclusione dal divieto del taglio della coda per le razze da lavoro che nel loro standard prevedono quest'intervento.
L'intenzione del Ministero era quella di valutare la fattibilità di una deroga per i cani da lavoro, e ciò in linea con quanto sancito nell'ordinanza già prevede l'opportunità di ricorrere a deroghe ( . . . il divieto non si applica agli interventi curativi necessari per ragioni di medicina veterinaria).
Dalla discussione è emersa la mancanza di argomenti sanitari scientificamente provati a sostegno del significato "preventivo" del taglio della coda sulle sue possibili patologie traumatiche, così come non ve ne erano per il taglio delle orecchie; da esempi portati dal Prof. Cardini è emerso che nei paesi dove il divieto è in vigore da tempo non si è verificato un aumento dell'incidenza di patologie traumatiche della coda. Né risulta una particolare incidenza di patologie traumatiche della coda nelle razze in cui la coda viene lasciata integra.
E' stata anche sottolineata da più parti (la FNOVI, i veterinari regionali, il MinSal, il Prof. Cardini) la necessità di un allineamento con la maggior parte dei paesi europei per quanto riguarda il concetto etico e la sensibilità comune di salvaguardia dell'integrità animale, limitando ogni intervento su di essi, indipendentemente dalla loro invasività, unicamente a quelli effettuati per curare o per prevenire le loro malattie ed escludendo quindi quelli effettuati per ragioni estetiche o morfologiche.
E' d'altra parte emerso il grosso problema zootecnico creato dall'emanazione così improvvisa di un provvedimento che incide fortemente sugli standard di razza, sui metodi di selezione e di addestramento e sull'allevamento delle molte razze coinvolte dal provvedimento, tanto da rischiare per diverse di esse un impoverimento della razza per la rapida diminuzione dei soggetti riprodotti (imbuto genetico), oltre che di creare un danno economico per gli allevatori e l'ENCI stesso.
Tutti i presenti hanno lamentato la circostanza di non essere stati coinvolti prima dell'emanazione dell'Ordinanza e di trovarsi ora costretti a rinvenire un correttivo difficile da effettuarsi a posteriori. L'ENCI ha poi fatto notare gli elementi di grave debolezza normativa dell'Ordinanza sia per l'anomalia di un'ordinanza urgente reiterata per ben 4 volte, sia per l'inserimento di elementi, come il divieto del taglio delle orecchie e della coda che non sono connesse all'oggetto dell'ordinanza (cani pericolosi), sia per la mancata indicazione delle sanzioni, tanto da aver già predisposto il ricorso al TAR del Lazio.
La parte politica, con l'approvazione degli altri presenti, si è dichiarata intenzionata a trovare una soluzione per andare incontro alle esigenze zootecniche ed economiche dell'ENCI e posticipare quindi l'entrata in vigore del divieto del taglio della coda ad un disegno di legge organico sulla materia della tutela del benessere animale (già in fase di stesura presso il Ministero della Salute) che preveda dei tempi di adeguamento tali da permettere un passaggio graduale e condiviso, con possibili deroghe in casi di dimostrata necessità.
Soluzione che verrà ora discussa a livello politico tra i due ministeri coinvolti e relativi sottosegretari e che potrà riguardare o la modifica dell'Ordinanza o prevederne una dilazione nell’applicazione.