L'EFSA individua i rischi per le api derivanti dai neonicotinoidi

23/01/2013
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L'EFSA prosegue nelle sue attività in merito alla salute delle api
Gli scienziati dell'EFSA hanno individuato una serie di rischi per le api rappresentati da tre insetticidi neonicotinoidi. La Commissione europea ha chiesto all'Autorità di valutare i rischi connessi all’impiego di clothianidina, imidacloprid e tiamethoxam nel trattamento delle sementi o sotto forma di granuli, con particolare riguardo agli effetti acuti e cronici sulla sopravvivenza e sullo sviluppo delle colonie di api, agli effetti sulle larve e sul comportamento delle api e ai rischi associati a dosi sub-letali delle tre sostanze. In alcuni casi, a causa di carenze nei dati disponibili, l'EFSA è stata impossibilitata a portare a termine le valutazioni. Le valutazioni del rischio si sono concentrate su tre principali vie di esposizione: l'esposizione tramite residui presenti in nettare e polline dei fiori delle piante trattate; l'esposizione tramite polvere prodotta durante la semina di sementi conciate o l'utilizzo di granuli; e l'esposizione tramite residui presenti nel liquido di guttazione prodotto da piante trattate.

 

 

L'EFSA prosegue nelle sue attività in merito alla salute delle api
Gli scienziati dell'EFSA hanno individuato una serie di rischi per le api rappresentati da tre insetticidi neonicotinoidi. La Commissione europea ha chiesto all'Autorità di valutare i rischi connessi all’impiego di clothianidina, imidacloprid e tiamethoxam nel trattamento delle sementi o sotto forma di granuli, con particolare riguardo agli effetti acuti e cronici sulla sopravvivenza e sullo sviluppo delle colonie di api, agli effetti sulle larve e sul comportamento delle api e ai rischi associati a dosi sub-letali delle tre sostanze. In alcuni casi, a causa di carenze nei dati disponibili, l'EFSA è stata impossibilitata a portare a termine le valutazioni. Le valutazioni del rischio si sono concentrate su tre principali vie di esposizione: l'esposizione tramite residui presenti in nettare e polline dei fiori delle piante trattate; l'esposizione tramite polvere prodotta durante la semina di sementi conciate o l'utilizzo di granuli; e l'esposizione tramite residui presenti nel liquido di guttazione prodotto da piante trattate.

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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