“Se stermina le api…” la diagnosi chi la fa?

28/10/2014
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Slow Food  impegnata a ridare valore al cibo, nel rispetto di chi lo produce, in armonia con l’ambiente e gli ecosistemi, non  si rende  capace di  dare una corretta informazione all’utenza, in fatto di apicoltura.
La conferenza  che  si è svolta il  27 Ottobre alle ore 12 presso il Lingotto Fiere a Torino, nell’ambito del Salone Internazionale del Gusto e Terra Madre,  non ha voluto  sentire la voce dei  Veterinari in fatto di morie delle api.
Se stermina le api… è ancora agricoltura?”: già nel titolo si attribuisce all’agricoltura la responsabilità  dello sterminio delle api.  Evidentemente  il grande pubblico  deve conoscere una sola verità. Quella che fa comodo ai produttori. Eppure alcuni  pesticidi agricoli presenti negli alveari e probabilmente corresponsabili della  loro morte, non derivano dai trattamenti agricoli bensì da cattive pratiche apistiche.

I monitoraggi condotti  in Italia per accertare la tipologia delle molecole presenti nella cera, nel polline e nelle api, lo dicono. Taluni pesticidi  rinvenuti negli alveari  risultano vietati in agricoltura e in Europa dal 2003, impossibile che derivino dalle coltivazioni circostanti gli apiari. Il cocktail chimico somministrato per la cura di alcune patologie è la causa della loro ridotta forza vitale. I  pesticidi fanno il resto.
I saperi che garantiscono la salute ed il benessere degli  animali allevati e  la salubrità degli alimenti  non sono custoditi unicamente  dai produttori. Slow Food  sembra ignorare che la gestione 'bricò' delle patologie animali non tutela il consumatore. Le api ammalate  non possono produrre cibi sani e la loro cura deve essere appropriata e fatta con  farmaci regolarmente registrati. 
Se agli animali sono somministrate molecole illecite, sicuramente ce le ritroveremo nel piatto 'Siamo consapevoli che le molecole che danneggiano il loro sistema nervoso certamente non possono far bene al nostro..e  derivano non solo dall’agricoltura ma anche da una scorretta gestione di allevamento?'
Perché non prevedere allora anche un intervento di un medico veterinario nel dibattito, per assicurare al pubblico del Salone Internazionale del Gusto un’informazione corretta?
 

Fonte: 
Ufficio stampa Fnovi
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