"Falsi Miti e Vere Eccellenze": la FNOVI rivendica il ruolo del medico veterinario nella gestione della sicurezza alimentare
"Falsi Miti e Vere Eccellenze": la FNOVI rivendica il ruolo del medico veterinario nella gestione della sicurezza alimentare

Efficace come sempre il Presidente FNOVI, Dr. Gaetano Penocchio, nel suo intervento dalla Sala Baglivi del complesso monumentale Santo Spirito in Sassia di Roma dove sono in corso i lavori dell’evento dal titolo “La sanità in Italia: falsi miti e vere eccellenze” voluto dal Ministro della Salute, On.le Beatrice Lorenzin.
Il falso mito proposto al Presidente FNOVI è quello che vede il medico veterinario “impegnato nel solo settore della clinica degli animali da compagnia”.
Penocchio ha convenuto che nella percezione dei cittadini il medico veterinario cura cani e gatti, ma che occorre chiarire che vi è al contempo un grande impegno nel perseguire obiettivi di sanità animale che afferiscono a tutte le specie animali, comprese quelle che producono alimenti per l’uomo.
Mangiando un gelato, un cappuccino, una carbonara una pizza non si pensa al medico veterinario eppure dietro la maggior parte dei prodotti utilizzati (latte, uova, mozzarella) vi è l’attività di controllo di un medico veterinario; negli allevamenti prima e nel ciclo produttivo poi.
Tutti i giorni dell’anno medici veterinari, privati e pubblici, ciascuno nell’espletamento delle proprie funzioni e competenze, entrano negli allevamenti zootecnici, nei macelli, nelle sale di lavorazione, di sezionamento, nei depositi, nei caseifici, nei laboratori diventando attori fondamentali sulla scena della sicurezza alimentare.
Questa circostanza sembra non essere di dominio pubblico ma è una verità incontrovertibile.
A proposito del falso mito “nessuno controlla”, se il Generale Cosimo Piccinno del Comando Carabinieri per la tutela della salute, giustamente riferisce della loro attività, altrettanto deve rivendicarsi il ruolo dei medici veterinari, sia pure con strumenti e mezzi diversi. “Noi medici veterinari siamo presenti tutti i giorni per garantire salute agli alimenti di origine animale, quindi carne, pesce, latte, uova, miele arrivano sulle tavole solo dopo i nostri controlli”.
Invitato dalla moderatrice, la giornalista Annalisa Manduca, a chiarire se le carni prodotte dagli animali italiani contengono residui, e se l’uso di anabolizzanti ed antibiotici negli allevamenti rischia di aggravare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, Penocchio ha risposto con i numeri.
A proposito del problema dei “residui” ha riferito che l’Italia agisce in coerenza con il Piano Nazionale Residui (PNR - un piano di sorveglianza predisposto al fine di svelare e verificare l'utilizzo di sostanze vietate, la somministrazione abusiva di sostanze autorizzate, la conformità dei residui di medicinali veterinari con i limiti massimi di residui (LMR) e le quantità massime di contaminanti ambientali) e la normativa comunitaria. Ha quindi riferito che “nel 2014 su 41.800 prelievi, eseguiti su matrici alimentare, in allevamento su sangue, urine, feci e pelo degli animali, sull’acqua di abbeverata, si sono registrate 44 non conformità, pari allo 0,11% a fronte dello 0,31% del valore europeo. Per i residui di antibiotici siamo allo 0,034% di non conformità”.
Concludendo, a proposito del fenomeno dell’antibiotico-resistenza, e della sempre maggiore attenzione che si sta recentemente registrando in argomento a proposito del pericolo per il consumatore di ingerire alimenti non sani che possano risentire dei trattamento medicinali prescritti agli animali produttori di detti alimenti, Penocchio ha sostenuto che l’antibiotico non va demonizzato e che va solo usato bene: quando serve e nella quantità necessaria.
Su questo paradigma la Federazione sta lavorando sia sotto il profilo della formazione degli operatori che sotto quello del contenimento dell’uso degli antibiotici negli allevamenti zootecnici.