Considerazioni del GdL FNOVI in merito a Impiego di sostanze antimicrobiche per specie o indicazioni non previste nei termini dell'autorizzazione all'immissione in commercio (art. 118) negli emendamenti del Parlamento UE in tema di farmaco veterinario

Emendamenti alla bozza di regolamento sul medicinale veterinario
Quattordicesima parte
06/06/2016
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L’uso degli AM in deroga per il tema dello sviluppo dell’AMR è preoccupazione talmente grande da aver spinto la Commissione a dedicargli non solo molto spazio in tutti gli articoli della proposta ma anche a dedicargli un articolo specifico. Il Parlamento interviene in questo articolo partendo da titolo; “Impiego di medicinali veterinari antimicrobici per specie o indicazioni non previste nei termini dell'autorizzazione all'immissione in commercio” sostituendo l’espressione “medicinali veterinari antimicrobici” con “sostanze antimicrobiche” lasciando però spesso all’interno del testo dell’articolo il riferimento ai medicinali.

Al comma 1. Il Parlamento, al dettame secondo cui “I medicinali antimicrobici sono utilizzati solo in conformità agli articoli 115 e 116 per curare affezioni per le quali non è disponibile nessun altro trattamento e se il loro impiego non presenta rischi per la sanità pubblica o animale” aggiunge un’altra restrizione che è quella di vietare l’accesso all’uso in deroga di cui agli articoli 115 e 116 per gli “antimicrobici estremamente importanti di cui all'articolo 32, paragrafo 2.”
L’articolo 32 è inerente alle “Decisioni di rifiuto delle autorizzazioni all'immissione in commercio” il cui paragrafo due esplicita come “L'autorizzazione all'immissione in commercio di un medicinale veterinario antimicrobico è rifiutata se l'antimicrobico è riservato alla cura di determinate infezioni nell'uomo”. Se ne deduce dunque che i farmaci ad uso umano contenenti sostanze per le quali è stata rifiutata l’AIC per medicinali veterinari in ragione del comma 2. dell’art. 32, non possano essere usati in deroga. Al fine di consentire al Medico veterinario di avere le fonti di informazioni utili a regolare il suo comportamento, il Parlamento rivede anche il comma 2 dell’articolo 118 trasformando il “può” in “deve” della Commissione in merito allo stillare un elenco “di sostanze o di gruppi di sostanze antimicrobiche che non possono essere utilizzate a norma del paragrafo 1 o che possono essere utilizzate solo per trattamenti in conformità al paragrafo 1, a determinate condizioni”.

Il Parlamento inoltre, diversamente da quanto proposto dalla Commissione dà delega agli Stati membri di poter decidere autonomamente nel vietare ulteriormente “l'uso di taluni antimicrobici in alcune specie, qualora lo ritengano opportuno”. Tale dispositivo, seppur condiviso data la diversità delle situazioni tra i vari paesi, preoccupa in quanto la ricostruzione dell’articolo non sembrerebbe vincolare gli Stati membri al rigore della valutazione e documentazione delle ragioni per imporre il divieto a cui il Parlamento vuole invece si sottopponga la Commissione nello stillare l’elenco. La Commissione infatti, per l’elenco valido in tutta la UE dovrà valutare:
(a) i rischi per la sanità pubblica se il medicinale antimicrobico è utilizzato in deroga compresi i rischi connessi all'utilizzo di antimicrobici molto importanti per la salute umana negli animali destinati alla produzione alimentare;
(b) il rischio per la salute umana in caso di sviluppo di una resistenza agli antimicrobici;
(c) la disponibilità di altri trattamenti per gli animali;
(c bis) la disponibilità di altri metodi di allevamento che potrebbero prevenire la comparsa di focolai della malattia;
(d) la disponibilità di altri trattamenti antimicrobici per l'uomo;
(e) l'impatto sull'acquacoltura e sull'allevamento se l'animale colpito dall'affezione non riceve alcun trattamento
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Il Parlamento, negli emendamenti, si preoccupa anche in questo ambito di regolamentare molto severamente le relazioni con i Paesi Terzi che consentono l'impiego dei medicinali antimicrobici figuranti nell'elenco a condizioni diverse da quelle previste dalla UE; questi paesi non devono poter figurare “in nessuno degli elenchi dei paesi terzi previsti dal diritto dell'Unione dai quali gli Stati membri sono autorizzati a importare animali da allevamento o da acquacoltura, ovvero carni o prodotti ottenuti a partire da detti animali” e per loro gli Stati membri devono vietare anche l’importazione.
Per i paesi terzi che invece figurino tra coloro dai quali sia possibile importare l’importazione sarà comunque vietata se agli animali, o ai prodotti da questi derivanti, siano state somministrate le sostanze di cui all’elenco in difformità dalle condizioni dettate dalla UE.
Con questo provvedimento il Parlamento, correttamente, tutela i produttori europei da una concorrenza dannosa non solo ai produttori europei in termini economici ma anche a tutti i cittadini dell’Unione in termini di salute.

Fonte: 
Ufficio stampa FNOVI
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