La colistina ed il rischio di generare resistenza nei batteri – Gianni Re: il medico veterinario non può essere lasciato solo
La colistina ed il rischio di generare resistenza nei batteri – Gianni Re: il medico veterinario non può essere lasciato solo

Con il titolo “Antibiotici salvavita negli allevamenti, ecco come rischiamo di perdere la guerra contro il "superbatterio"” il Corriere della Sera ha realizzato una inchiesta, a cura di Francesco De Augustinis. Nel servizio pubblicato è stato illustrato come non sia più opportuno usare antibiotici salvavita come la colistina all'interno degli allevamenti.
A lanciare quella che è stata definita un'emergenza sono stati gli stessi veterinari italiani, tramite alcune associazioni di categoria, e le principali agenzie europee che si occupano del tema.
Per quanto l'Italia sia in prima linea in questa battaglia per salvaguardare l'efficacia della colistina, a sorpresa dai dati pubblicati da Ema è emerso che, ancora nel 2014, il nostro Paese era il secondo maggiore utilizzatore dopo la Spagna (in termini proporzionali al numero di capi allevati) di colistina negli allevamenti: oltre 28 mg "Pcu" (Population correction unit) contro 5 Pcu indicati da Ema come livello di sicurezza.
Il report, che ha sorpreso negativamente l'intero settore zootecnico italiano, ha sottolineato anche come in Europa la colistina sia usata per la maggior parte in polveri orali e premiscele, ovvero per i cosiddetti “trattamenti di massa” a intere capannoni di animali. Per questo le agenzie europee hanno mandato a tutti i Paesi membri un warning per sollecitare una drastica riduzione dell'utilizzo della colistina in zootecnia, cui ha fatto seguito una nota a veterinari e produttori italiani a cura del Ministero della Salute e alcune iniziative di organizzazioni di categoria di veterinari più attente alla questione.
Ed è proprio all’iniziativa della FNOVI che ha prodotto un documento tecnico sulla colistina con l’intento di aprire una riflessione politica in tema di ruolo della professione veterinaria nella lotta alla AMR che accenna il Dr. Giovanni Re, docente dell'Università di Torino di Farmacologia e Tossicologia veterinaria, nonché Consigliere della Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari italiani e coautore del dossier firmato Fnovi, il quale ha spiegato che “Il pericolo che si poteva pensare era quello di sovrausare la colistina continuando a usarla negli allevamenti, mentre invece bisogna preservarla per l'uomo”.
Nel corso dell’intervista rilasciata, oltre a rinnovare la sollecitazione per i colleghi e le istituzioni ad un uso più moderato della colistina, ha aggiunto che “il Medico veterinario non può essere lasciato solo, costretto tra valutazioni di economia aziendale e tutela della salute pubblica”.
Tra gli intervistati anche il Dr. Aldo Grasselli per la Società italiana Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva.