Tassa sui cani: la FNOVI scrive al deputato del Partito democratico Michele Anzaldi

02/12/2016
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La cronaca delle scorse settimana aveva riferito di una proposta di emendamento alla Legge di Bilancio 2017, poi ritirato, che nelle intenzioni del firmatario, il deputato Michele Anzaldi, prevedeva l’introduzione di una tassa sui cani non sterilizzati.
La FNOVI, appreso che l'impegno chiesto da Michele Anzaldi al Governo (posto all'ordine del giorno n. 9 della riunione del 25 novembre u.s.) è stato accolto in Aula come raccomandazione dall'esecutivo, lo ha raggiunto con una nota con la quale ha declinato le ragioni che l’organismo ordinistico esponenziale della professione medico veterinaria oppone all’iniziativa del deputato.

Penocchio scrive che “la mancata identificazione e registrazione in anagrafe canina prevede già sanzioni - stabilite dai rispettivi recepimenti regionali della Legge 281/1992 ma, nonostante ciò, la norma è spesso disattesa poiché il problema del randagismo non può essere risolto se non con un salto culturale ed è difficile immaginare che un inasprimento delle sanzioni possa ottenere un effetto positivo”.
Per la FNOVI il complesso problema del randagismo deriva da una serie di fattori che sono stati ripetutamente portati all'attenzione del Ministero della Salute che, lo scorso anno, ha istituito un tavolo di lavoro al quale la Federazione partecipa.
L'ipotesi di una tassa a carico dei proprietari di cani non sterilizzati penalizzerebbe esclusivamente i proprietari di animali già presenti in anagrafe canina, gli unici raggiungibili, escludendo di fatto coloro che non rispettando le norme vigenti sfuggono ad ogni possibile controllo e tracciabilità e di conseguenza non sarebbero tassabili”.
La Federazione inoltre, nel sottolineare che in molte aree del nostro Paese il numero di cani regolarmente identificati è ancora percentualmente molto basso, commenta che “l'introduzione di un balzello non farebbe che incrementare la piaga degli abbandoni specialmente in considerazione del fatto che le spese sanitarie per gli animali d'affezione sono gravate da un IVA del 22% che andrebbe sicuramente rivista”.
L’analisi inoltrata ad Anzaldi (PD) si conclude con l’osservazione che “la correlazione fra numero di canili sanitari e cani randagi non è diretta mentre sono note le problematiche attinenti ai canili rifugio, sia in termini di salute e benessere degli animali, sia dei costi che delle speculazioni realizzate che comprendono anche le attività di cattura e spesso di smaltimento delle carcasse”.
Questi i rilievi: auspicato un costruttivo confronto.

Fonte: 
Ufficio stampa FNOVI
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