Scena di macellazione nell’antico Egitto alla presenza del medico veterinario
Scena di macellazione nell’antico Egitto alla presenza del medico veterinario

Si chiamava Iri-en-Akhti il più antico medico veterinario che si conosca della storia dell’uomo, ed operava alla corte del Faraone quasi 5mila anni fa. Questa la scoperta che si deve a Maurizio Zulian, conservatore onorario per l’Egitto del museo civico di Rovereto (Trento), che ha osservato con attenzione la raffigurazione della macellazione di un toro rappresentata sulla parete della cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara, una delle aree archeologiche più importanti per l’Antico Egitto.
La “figura del medico veterinario nell’Antico Egitto” attraverso una rara scena di macellazione e ispezione nell’Antico Regno (2700 – 2195 a.C.) è stata presentata in anteprima in una speciale serata con un uditorio speciale, i medici veterinari della provincia di Trento, e in un luogo speciale, il Muse, il museo delle Scienze di Trento. “Sono orgoglioso di aver potuto offrire agli iscritti, in occasione dell’assemblea annuale, l’incontro con Maurizio Zulian”, ha dichiarato Alberto Aloisi, Presidente dell’Ordine dei medici veterinari della provincia di Trento: “scopriamo così come la nostra professione abbia origini molto lontane”.
La figura del medico veterinario in Antico Egitto compare sia in alcune rare scene di ispezione e macellazione del bestiame, sia in un contesto non specialistico. La scena della macellazione rituale descritta dallo studioso riferisce dell’esame post-mortem condotto sulle parti interne dell’animale ma molto probabilmente potrebbe riferirsi anche ad un’ispezione sulle modalità di macellazione.
Gli antichi Egizi controllavano con attenzione nei minimi dettagli tutte le operazioni di macellazione e non solo consideravano alcuni indicatori esterni per riconoscere lo stato di purezza degli animali, ma essi li esaminavano nuovamente e scrupolosamente dopo la morte, per assicurarsi che non presentassero traccia di alcuna malattia organica, di alcuna lesione insospettabile in vita, di una di quelle infermità descritte nei Libri Sacri che rendevano la carne impura. Lo scopo finale era comunque stabilire se l’animale era commestibile da un punto di vista igienico. “Si può quindi concludere che nella cappella di Ptah-hotep viene descritto un comportamento puramente igienico, usanza questa che comunque non sembra essere stata molto diffusa, perché non si registra che poche volte e che Iri-en Akhti sia stato uno dei primi veterinari nella storia dell’Uomo, sicuramente il primo del quale ci sia pervenuta l’identità e la raffigurazione”.