SINAC: una promessa da custodire
SINAC: una promessa da custodire

Il SINAC è, prima di tutto, una promessa. Rendere omogenea e strutturata l'anagrafe degli animali da compagnia su tutto il territorio nazionale significa superare le vecchie banche dati regionali non comunicanti e restituire alla tracciabilità una coerenza che finora mancava. Per la prima volta un animale identificato in una Regione può essere riconosciuto ovunque, e uno smarrimento fuori dal territorio di origine cessa di essere un percorso a ostacoli. La promessa può spingersi oltre.
Il sistema è implementabile con i dati sanitari dell'animale, potenzialmente rilevanti sul piano epidemiologico, fino a costituire una sorta di fascicolo sanitario che accompagna il soggetto nel tempo. È un passaggio di grande valore, perché avvicina il paziente veterinario a quello umano e offre alla sanità pubblica veterinaria uno strumento di sorveglianza sulla circolazione di patologie di interesse collettivo, zoonosi comprese.
Perché questo potenziale si realizzi restano da sciogliere alcuni nodi ordinatori. La migrazione dalle anagrafi regionali non è ancora completa ovunque, permane una disomogeneità negli obblighi, evidente per i gatti tuttora regolati regione per regione, e va definita con chiarezza la governance dei dati personali raccolti. Sono questioni reali, ma che non intaccano l'impianto.
Ben più seria è una criticità che affiora nelle stesse intenzioni del Ministero. Snellire le procedure e ridurre la burocrazia è necessario, ma non tutto può essere delegato. Lo scarico per morte ne è l'esempio più netto. La constatazione del decesso è un atto medico, e la sua ufficializzazione non può prescindere dalla certificazione di un medico veterinario. Sia che si consideri l'animale come essere senziente, condizione che il diritto dell'Unione gli riconosce all'articolo 13 del TFUE e di cui la Costituzione impone la tutela, sia che lo si consideri come res in un quadro ancora privo dei regolamenti attuativi, un atto di simile impatto non può reggersi sulla semplice formula dell'assunzione di responsabilità da parte del proprietario. Assumere una responsabilità presuppone la competenza per farlo, e il proprietario non la possiede. Basti pensare alle conseguenze di un decesso dovuto a malattie infettive epidemiche o zoonosiche o ad avvelenamento, se non seguito dalla dovuta segnalazione. Ciò genera un dato falsato all'origine e un allarme epidemiologico che non scatta.
Alla piena operatività del sistema sono affidate molte delle azioni individuate nel Piano Nazionale della Prevenzione 2026- 2031 (il documento di indirizzo strategico del Ministero della Salute che orienta le politiche di promozione della salute e di prevenzione delle malattie) e che ogni regione deve declinare sulla base del proprio piano regionale. Per la prima volta, un intero piano predefinito (il PP14) prevede azioni volte solo agli animali da compagnia. E’evidente quanto il SINAC costituisca ’l’architettura informatica su cui deve reggersi l’intero sistema.
Non è ammissibile, pertanto, che dati strategici che alimentano una intera catena decisionale possano essere compromessi in nome della deregolamentazione.
La promessa del SINAC, perché sia mantenuta, va custodita da chi ne garantisce l'affidabilità clinica. Atti di impatto sanitario come lo scarico per morte, i trasferimenti di proprietà o l’implementazione della cartella clinica, devono restare riservati alla certificazione del medico veterinario, che di quel sistema è il perno e il primo responsabile.