One Vet, Professione e Accademia veterinaria aprono il confronto sulla formazione specialistica
One Vet, Professione e Accademia veterinaria aprono il confronto sulla formazione specialistica

Il 3 settembre, nella sede romana della Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani, si è riunito per la prima volta un gruppo di coordinamento che abbraccia la Federazione, la Conferenza Nazionale dei Direttori di Dipartimento di Medicina Veterinaria, il Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica e l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. La realizzazione di questa struttura di confronto faceva già parte del disegno di riorganizzazione delle aree tematiche della Federazione e ha come obiettivo principale quello di istituire un think tank permanente.
La necessità di istituire il consesso, quindi, risponde a obiettivi di lungo periodo, tuttavia la riunione del 3 settembre ha dovuto individuare strategie volte a fronteggiare la crisi delle scuole di specializzazione. La crisi ha una data e un documento. Il decreto del Ministro dell’università e della ricerca n. 987 del 31 luglio 2026 ha ripartito 1.520 borse di specializzazione per l’area sanitaria non medica relative all’anno accademico 2025/2026, 172 delle quali alle scuole di area veterinaria.
È stato accolto come lo sblocco di uno stallo durato quasi due anni, ed è vero. Ma nelle sue premesse si legge che, a fronte di un fabbisogno di 3.866 unità definito in Conferenza Stato-Regioni, il Ministero dell’economia ha comunicato con nota dell’11 giugno quante borse fosse possibile remunerare con le risorse disponibili. Il fabbisogno è rimasto sulla carta. Il finanziamento è diventato la programmazione. Lo stesso decreto dichiara che il criterio del riparto tra gli atenei è proporzionale alla capacità ricettiva comunicata dalle università, e solo in via residuale rispondente al fabbisogno espresso dalle Regioni. Quindi, l’offerta formativa ha determinato la programmazione e il bisogno dei servizi l’ha seguita. C’è poi la misura del finanziamento. La borsa introdotta dall’articolo 1, comma 339, della legge di bilancio 2025 vale 4.773 euro lordi l’anno, trecentonovantasette euro al mese, a fronte di un ordinamento che destina almeno il 70% delle attività formative al tirocinio e all’attività professionalizzante, oltre millecinquecento ore l’anno. Il contratto di formazione specialistica dei medici vale venticinquemila euro lordi nei primi due anni.
Il rapporto è di circa uno a cinque, a parità di orario e di presenza nelle strutture, e il giudizio è stato espresso nello stesso testo di legge che, tre commi più indietro, incrementava del 5% la parte fissa del trattamento dei medici in formazione. All’importo si aggiungono le condizioni. La Federazione e l’Ente di previdenza hanno segnalato in un documento congiunto che l’erogazione è subordinata a un reddito annuo lordo non superiore a 7.750 euro, con l’effetto di escludere i professionisti già attivi. Che il problema sia reale lo ammette lo stesso decreto, il cui articolo 2 consente agli atenei di immatricolare candidati idonei privi di borsa: previsione che la Federazione aveva chiesto, e che tuttavia certifica come una parte dei nuovi specializzandi comincerà il percorso senza alcun sostegno economico. Va aggiunto che sessantatré delle borse riferibili ai veterinari sono collocate in scuole ad accesso misto, ventotto in farmacologia e tossicologia clinica, diciotto in scienza dell’alimentazione, diciassette in statistica sanitaria e biometria.
Poco più di un quarto del budget veterinario finanzia percorsi che 2 non rilasciano i titoli richiesti dalla generalità dei concorsi di sanità pubblica veterinaria, e nemmeno quella quota è garantita, perché il decreto rimette la ripartizione tra profili professionali all’autonomia dei singoli atenei. Alla fine, il conto lo paga il servizio pubblico. Secondo la lettura del Conto annuale diffusa quest’estate dal sindacato di medicina pubblica, oltre un terzo dei veterinari del Servizio sanitario nazionale ha superato i sessant’anni. Dato per assunto che la specializzazione è un requisito di accesso ai concorsi ne discende che senza specialisti non ci sono concorsi, senza concorsi non c’è ricambio, e senza ricambio non si possono assicurare i Livelli Essenziali di Assistenza.
Su questo sfondo il tavolo ha esaminato una prima proposta di indirizzo del gruppo di lavoro Rapporti Università-Professione della Federazione, che propone il passaggio a un sistema nazionale programmato, accreditato, finanziato e misurabile: un contratto costruito sul riferimento di quello dei medici, una programmazione triennale con fondo pluriennale e calendario certo, il riordino di classi e curricula rispetto a un ordinamento che risale al 2006, una rete formativa accreditata che integri università, aziende sanitarie e Istituti Zooprofilattici, e una sede permanente di governance. I componenti del tavolo si sono impegnati a far pervenire le integrazioni o i suggerimenti in tempi estremamente brevi, al fine di aprire un confronto rapido con il Governo e stimolare un’azione legislativa entro questo autunno.
Il decreto del 31 luglio ha calcolato quanti specialisti si potevano pagare. Il tavolo del 3 settembre deve chiedersi quanti ne servono e quali. È la differenza tra amministrare una scarsità e programmare un sistema. E prima ancora di rivendicare un ruolo nella One Health, la veterinaria italiana ha bisogno di affermare in modo inequivocabile che esiste una One Veterinary Medicine.