Riforma delle competenze dei biologi: FNOVI con medici, fisici, chimici e tecnici sanitari per la tutela delle competenze

Arriva il via libera delle Commissioni Riunite VII (Cultura, Scienza e Istruzione) e XII (Affari Sociali) della Camera, ma resta il muro contro muro di 23 professioni della salute sulla necessità di una clausola di salvaguardia
24/09/2026
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La presa di posizione pubblica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Chimici e dei Fisici (FNFC) e l'intervento della FNO TSRM e PSTRP su Quotidiano Sanità hanno riacceso i riflettori sulla necessità urgente di correggere lo schema di DPR 328/2001 (Atto di Governo 440) che modifica e ridefinisce i requisiti e l'ordinamento della professione di biologo e biologo junior. Al centro del dibattito resta la richiesta di introdurre una disposizione vincolante per chiarire inequivocabilmente il perimetro delle attività dei biologi e salvaguardare le competenze e le responsabilità riservate dalla legge alle altre professioni sanitarie.

Queste recenti esternazioni rappresentano però solo la punta dell'iceberg di una più ampia e strutturata mobilitazione istituzionale che vede contrapposte due visioni nettamente distanti all'interno del panorama sanitario e scientifico italiano. Da un lato si colloca una compatta mobilitazione istituzionale compartecipata da FNOVI, FNOMCeO, FNO TSRM e PSTRP e FNFC che esprime fermamente la propria posizione critica nei confronti dello schema attuale. Queste Federazioni denunciano come il testo attribuisca ai biologi competenze ampie e generiche in settori delicati ad alto impatto sulla salute, col rischio concreto di creare pericolose sovrapposizioni di ruoli, incertezze interpretative e un aumento del contenzioso legale. Sul fronte opposto la FNOB, difende la legittimità della riforma sulle competenze dei biologi, definendo l'adeguamento necessario per allineare la normativa del 1967 ai progressi scientifici in campi come genetica, bioinformatica ed embriologia clinica, senza invadere le attribuzioni altrui.

Il percorso istituzionale dello schema di decreto ha compiuto un passaggio decisivo lo scorso 23 settembre 2026: le Commissioni Riunite VII (Cultura) e XII (Affari Sociali) della Camera hanno espresso il parere favorevole al provvedimento. Il documento delle Commissioni richiama il parere del Consiglio Superiore di Sanità (Sezione II del 10 febbraio 2026), secondo cui le nuove disposizioni non incidono sulle riserve e attribuzioni proprie delle altre professioni, in quanto vanno interpretate esclusivamente nell'ambito delle competenze riconducibili al cosiddetto "punto di vista biologico". L'approvazione è avvenuta nonostante il tentativo dell'opposizione di indirizzare diversamente il testo: il Movimento 5 Stelle ha infatti presentato una proposta di parere alternativa che riprendeva in parte le osservazioni formulate dalle Federazioni delle professioni sanitarie, sollecitando maggiori garanzie sui confini operativi. La proposta è stata tuttavia respinta a favore del parere di maggioranza. L'approvazione del parere parlamentare si inserisce in un contesto di accesa contrapposizione.

Da un lato vi è la compatta mobilitazione istituzionale che vede FNOVI, FNOMCeO, FNO TSRM e PSTRP e FNFC criticare fermamente l'impianto del testo. Attraverso un documento congiunto indirizzato ai Presidenti e ai Relatori delle Commissioni di Camera e Senato, le quattro Federazioni hanno chiesto di inserire una "clausola di salvaguardia" all'interno dell'articolo 31 del DPR 328/2001. L'obiettivo è circoscrivere l'attività dei biologi al solo "ambito e punto di vista biologico", evitando sovrapposizioni, incertezze interpretative e un aumento del contenzioso legale in settori ad alto impatto sulla salute pubblica.

Sul fronte opposto, la FNOB difende la legittimità e l'urgenza della riforma, reputandola indispensabile per aggiornare una normativa risalente al 1967 ai progressi scientifici in ambiti come genetica, bioinformatica ed embriologia clinica. La presidenza della FNOB ha respinto le perplessità sollevate dalle altre categorie, bollandole come resistenze corporative e richiamando al valore della cooperazione multidisciplinare in ottica One Health.

Una lettura che la FNOVI respinge fermamente: le riserve espresse dai medici veterinari e dalle altre professioni sanitarie non nascono da logiche di difesa del territorio, ma dall'esigenza di tutelare il rigore scientifico e la salute pubblica. A titolo d'esempio, la valutazione dell'idoneità e la sicurezza legata al consumo di alimenti di origine animale implicano competenze sulle condizioni sanitarie degli animali produttori che appartengono per legge al solo medico veterinario. «La vera integrazione multidisciplinare in ottica One Health» - ha dichiarato il Presidente FNOVI, Dr. Gaetano Penocchio - «si costruisce sul rispetto e sulla valorizzazione delle competenze esclusive di ciascun professionista, garantite da percorsi di studio chiari, rigorosi e ben definiti».

Per questo motivo, anche all'indomani del parere espresso dalle Commissioni parlamentari, la richiesta di inserire una clausola di salvaguardia chiara ed esplicita nell'articolo 31 del DPR 328/2001 resta un punto fermo ed essenziale per tutto il mondo sanitario.

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